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ORLY NOY. «Un genocidio non nasce dal nulla, il 7 ottobre è caduta la finzione». Video + Intervista

2025-10-07T08:24:18Z

LE MALETESTE

7 ott 2025

Impressioni scritte e video dell'intervento completo della giornalista di B'Tselem (ISR) al Meeting Internazionale Contro la guerra, tenutosi a Parigi il 5 ottobre + Intervista de IL MANIFESTO a ORLY NOY, a cura di MICHELE GIORGIO

"Così lo scorso fine settimana ho partecipato insieme all'eccellente attivista palestinese Hassan Abdel-Hadi, ad un Convegno organizzato dai Sindacati Europei dei lavoratori e dedicato al genocidio a Gaza (...). Hanno partecipato delegazioni di 18 paesi europei, un rappresentante di American Black Lives, una delle fondatrici del CodePink, parlamentari e attivisti dei sindacati e dei partiti europei di sinistra e altri ancora. E, tra i partecipanti, anche un anziano sopravvissuto all'Olocausto, originariamente ungherese e ora cittadino britannico.

(...) Una delle cose più potenti di questa conferenza per me è stata la profondità dello status quo dei movimenti europei per la Palestina e per Gaza. Stanno assistendo al rafforzamento delle forze di destra nazionaliste e fasciste, legate ad interessi profondamente radicati nella necessità di sostenere guerre a spese del futuro dei loro figli, letteralmente. Quando i portuali italiani si rifiutano di caricare sulle navi di armi a Israele, non è solo per solidarietà con i Gazawi, ma perché si rifiutano di caricare le armi che mangiano il futuro dei loro figli.


Da israeliana che riconosce l'organizzazione centrale dei lavoratori nel suo paese come vergognosa, vigliacca e senza scrupoli, per non parlare delle posizioni di un regime sulle grandi questioni della divisione del capitale e dello status, è stato spettacolare vedere invece la percezione coerente e olistica del mondo di sinistra che queste organizzazioni europee hanno presentato.

Non vedono il loro ruolo solo come preoccupazione per la retribuzione dei lavoratori, ma come parte di un ampio fronte di una sinistra ideologica e attivista che lotta per un'agenda sociale e politica locale, regionale e globale, alternativa al cannibalismo neoliberale.

A questa sinistra prendono parte anche politici che non hanno paura di parlare con parole più chiare ed esplicite sui crimini di Israele e non sono spaventati dai capricci israeliani e dal loro percorso di indebolimento e 'taggamento' come antisemiti. Zohran Mamdani ne è un chiaro esempio. Un altro esempio chiaro è Zara Sultana, una parlamentare britannica che ha recentemente formato con Jeremy Corbyn un nuovo partito di sinistra (Your Party, NdR), che ha partecipato alla conferenza e ha tenuto un discorso eccellente su tutti questi legami.


È stato davvero un grande privilegio partecipare a questa conferenza, accanto a Hassan. Abbiamo avuto un ricevimento che ci ha lasciati letteralmente senza parole. Vorrei che fosse possibile convincere gli israeliani che l'isolamento in cui sta sprofondando Israele, lo schifo che giustamente si sta guadagnando, non sono un giudizio del destino ma un risultato di crimini che il mondo non è più disposto a sopportare in silenzio.

Dall'altra parte del genocidio, del razzismo, dell'apartheid, della supremazia, del degrado, dell'espulsione e della violenza, c'è un'umanità in cui possiamo avere un posto, se la scegliamo. Solo in questo luogo avremo una rivolta."


ORLY NOY; 6 ottobre 2025



IL VIDEO dell'intervento completo (sottotitoli in francese) di Orly Noy 

al Meeting Internazionale Contro la Guerra di Parigi, 5 ottobre 2025,

alla presenza di sindacalisti e politici da Europa e altri Paesi,

iniziativa promossa da firmatari dell'appello europeo

"Non un soldo, non un'arma, non una vita umana per la guerra!"


il VIDEO dell'intervento di ORLY NOY al Meeting Internazionale Contro la Guerra di Parigi, 5 ottobre 2025
il VIDEO dell'intervento di ORLY NOY al Meeting Internazionale Contro la Guerra di Parigi, 5 ottobre 2025



Intervista alla giornalista e intellettuale Orly Noy


«Un genocidio non nasce dal nulla, il 7 ottobre è caduta la finzione»


«Le famiglie degli ostaggi fanno ciò che ritengono utile a liberare i propri cari. Il mio problema è la sinistra sionista che loda l’esercito e si allea con la destra di Lieberman»


di Michele Giorgio

Orly Noy, giornalista, intellettuale, attivista, è una lucida osservatrice della società israeliana. Ex direttrice della rivista israelo-palestinese +972mag, oggi segue il media gemello Local Call. Ha scritto più volte negli ultimi due anni su come gli israeliani, o gran parte di essi, hanno reagito all’attacco di Hamas e dello scivolamento verso ciò che non esita a descrivere come fascismo. Sabato 11 ottobre sarà ospite del nostro festival a Roma. L’abbiamo intervistata a Gerusalemme.


Nei suoi ultimi articoli denuncia la giustificazione in Israele del genocidio dei palestinesi a Gaza.

I genocidi non appaiono dal nulla. Una società non diventa genocidaria da un giorno all’altro, nemmeno dopo attacchi orribili come quello del 7 ottobre. Pertanto, si tratta di una continuazione o del prodotto finale di un processo che va avanti da decenni. Ma è emerso anche qualcosa di nuovo. E credo che per definire questo «nuovo» occorra ricordare che, fino al 7 ottobre, almeno a livello ufficiale, la cosiddetta etica collettiva israeliana era, almeno a parole, quella della democrazia e dei diritti umani. Sappiamo che in realtà Israele li violava sistematicamente da decenni, ma almeno sul piano formale la società israeliana pretendeva di presentarsi come progressista e l’ossatura di una democrazia occidentale. Negli ultimi due anni ha rinunciato a questa finzione per abbracciare, come ethos collettivo ufficiale, l’idea della distruzione totale dei palestinesi. Fino al 7 ottobre 2023 si potevano ascoltare cose del tipo: «È vero, bisogna porre fine all’occupazione, ma è una questione di autodifesa, bisogna negoziare, serve un processo diplomatico». Tutto questo è sparito. E ciò che era implicito è diventato esplicito dopo il 7 ottobre. Ora si parla di distruzione totale dell’altra parte.


Gli intellettuali, gli artisti, il mondo della cultura non hanno fatto da argine, le eccezioni sono state rare. Solo di recente uno scrittore celebre come David Grossman, in un’intervista, ha parlato di genocidio in riferimento a Gaza.

Gli intellettuali israeliani hanno miseramente fallito nel compiere i propri doveri negli ultimi due anni e si sono piegati alla mentalità collettiva omicida. Non che non abbiano fatto sentire la loro voce, anzi. Sono scesi in campo, molti di loro, per giustificare il genocidio e la guerra di annientamento dei palestinesi. Abbiamo visto noti artisti fare il tifo per l’avanzata dell’esercito israeliano e abbracciare i soldati pronti ad entrare a Gaza. Penso che il 7 ottobre abbia dato a molte persone che si proclamavano di sinistra, che si sentivano escluse, fuori dalla tribù collettiva, l’opportunità di tornare nel consenso nazionale. Persone come Gila Almagor, una delle attrici più note in Israele, hanno segnalato: ehi non siamo quegli elitisti e alienati che ci avete sempre considerato; in fondo siamo come voi e odiamo i palestinesi e i gazawi tanto quanto voi. È stata, insomma, l’occasione per redimersi dal grande peccato dell’essere di sinistra. Quanto a Grossman molti si attendevano da lungo tempo che dicesse qualcosa sul genocidio a Gaza, perché gli viene riconosciuto di essere una persona dalla grande umanità. Lo credo anche io. Invece ci sono voluti quasi due anni. Penso che gli sia servito molto tempo perché, per qualcuno come lui, un sionista convinto che ha creduto da sempre nella possibilità che Israele fosse una democrazia, ebraica e democratica insieme, il fallimento deve essere stato devastante. Per uno come Grossman vedere la propria società compiere un genocidio deve averlo colpito in modo così lacerante da impedirgli di riconoscerlo apertamente. Comunque sia, è diverso dagli altri intellettuali che invece giustificano i crimini israeliani. Alla fine, ha fatto il passo giusto, altri al suo livello no.


In Israele, anche le famiglie degli ostaggi e gran parte di coloro che chiedono la fine della guerra, hanno criticato i governi occidentali per il riconoscimento che hanno dato allo Stato di Palestina. Dicono che non è il momento di parlare di una soluzione a due Stati e di politica e che la priorità assoluta è liberare gli ostaggi a Gaza.

Posso comprendere che le famiglie degli ostaggi facciano e chiedano tutto ciò che ritengono utile per liberare i propri cari. È comprensibile, umanamente. Anche io non credo che sia il momento per parlare di politica o di soluzioni, ma per un altro motivo. Per me ora c’è solo una cosa all’ordine del giorno, ed è fermare il genocidio a Gaza. Non guardo alle famiglie degli ostaggi, il mio problema è con gli esponenti della sinistra sionista e del centro, come Yair Golan, il capo della sinistra ebraica, che continua a lodare le forze armate israeliane come «le più morali del mondo» sebbene siano accusate di genocidio, di crimini di guerra e contro l’umanità. E che attribuisce ogni colpa a Netanyahu e (ai ministri di ultradestra) Smotrich e Ben Gvir. Yair Golan vede Avigdor Lieberman, il padre del fascismo israeliano, come un alleato politico più naturale di Ayman Odeh (deputato palestinese israeliano favorevole alla convivenza tra arabi ed ebrei, ndr). Questa è una delle catastrofi della politica ebraica in Israele oggi.


Tenendo conto di tutto ciò che ha detto finora, e soprattutto di questa ultima risposta, esiste una via d’uscita politica a tutto questo?

Penso che sia impossibile rispondere a questa domanda ora, perché siamo nel mezzo di un’apocalisse la cui portata completa non l’abbiamo ancora vista. Porre fine al genocidio è il primo passo, ma solo il primo passo, non è la stazione finale, abbiamo molta strada da fare. Come ho scritto recentemente, la società israeliana dovrà attraversare un processo di denazificazione. Dovremo renderci conto fino in fondo del significato della Nakba palestinese, affrontare la nozione di supremazia ebraica, mettere fine all’idea che i palestinesi siano privi di valore come esseri umani e che le loro terre possono essere rubate assieme al futuro dei loro figli. Questa disumanizzazione dei palestinesi, protrattasi per tante generazioni ha reso possibile questo genocidio a Gaza.



Fonte: ilmanifesto.it - 7 ottobre 2025

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