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ex-GKN Firenze. Dei Natali in fabbrica, dei migranti morti in mare, delle azioni repressive contro il movimento pro-Pal, del diventare azionisti dal basso

2025-12-29T18:11:40Z

LE MALETESTE

29 dic 2025

I più recenti interventi del Collettivo di Fabbrica ex-GKN di Firenze per l'attualità, per un'informazione più indipendente, per essere solidali e azionisti di un piano di reindustrializzazione dal basso - COLLETTIVO DI FABBRICA ex-GKN Firenze

Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

24 dicembre 2025, 11.52

Quanto tempo resta al nostro futuro? La catastrofe è qua e sta accelerando. E fuori dalla mobilitazione non c'è salvezza.

"Regalati" un'azione contro il riarmo e per salvare Gff dal boicottaggio e dal logoramento

Il mondo che abbiamo di fronte è già il risultato del riarmo. Dal 2014 al 2024 la spesa militare mondiale è aumentata da 1.923 miliardi di dollari a 2.670 (+747 miliardi di dollari in un decennio).

La spesa militare dell'Unione Europea (aggregata a 27) è complessivamente seconda solo agli Usa. Siamo già riarmati. Dal 2021 - l'anno in cui ad esempio a noi hanno chiuso la fabbrica - la spesa militare europea è aumentata del 21%.

Il bilancio della difesa italiano passerà da 19 miliardi di euro nel 2017 a 31 nel 2026 (+12.5 mld circa, +63%). Eppure l'industria da 3 anni è praticamente in calo: 32 mesi di calo della produzione industriale.

Se si mettono su un grafico cartesiano la bolla finanziaria, l'uso delle fonti fossili, il riarmo, l'aumento della diseguaglianza sociale, si ottiene un'unica curva crescente. Tra questi processi c'è proporzionalità diretta.

Ma se il riarmo è già in aumento vorticoso da un decennio, quanti sono i paesi che spendono più del 3% del Pil in armi? Sono forse appena una decina a livello mondiale. Quelli che superano il 5% sono quasi tutti tecnicamente in guerra.

Di cosa si sta parlando quindi quando ci si pone l'obiettivo di portare globalmente la spesa militare al 5% del PIl? Di una ecatombe, di un incubo, di una accelerazione catastrofica senza precedenti.

Anche perchè per reggere una simile follia, bisognerà inondare la società di pura merda ideologica, di xenofobia, irrazionalità, in poche parole di fascismo. Bisognerà ad esempio convincere le persone che lo si fa "per l'economia".

E allora? Allora si spiega perché; perché una comunità consapevole un collettivo di fabbrica, un pezzo della ricerca pubblica, che hanno in mente una fabbrica socialmente integrata in risposta a una fabbrica chiusa da speculazione finanziaria e immobiliare, danno fastidio. Perché indicano la via per una ripartenza economica ecologica, cooperativistica. Contro di noi c'è il boicottaggio da anni e il logoramento di un intero sistema. La partita per riaprire la ex Gkn è stata forse truccata dal primo minuto.

Ma noi siamo tante e tanti. Se il capitale va verso la guerra, ti chiediamo di andare in direzione esattamente opposta con le tue donazioni.

Ti invitiamo a diventare azionista popolare (attraverso Ener2Crowd) o a contribuire alla creazione di un azionista popolare collettivo.

E regalare il futuro in questi giorni è forse l'unica cosa che ha senso.


Puoi scaricare il "biglietto" stampabile fino al 6 gennaio da insorgiamo.org: https://insorgiamo.org/crowdfunding-2025/#regala-unazione 

Tutto il resto delle info su insorgiamo.org 


Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

25 dicembre 2025, 15.02

6 Natali, di cui 5 in presidio permanente. La lotta stana i bugiardi (finchè è viva. Ed infatti la vogliono morta)

𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟎:

la fabbrica funziona ed è in attivo. Il management ci manda un messaggio rassicurante. "Abbiamo fatto il meglio possibile per uscire dal Covid".

Il "ceppo" natalizio è il migliore che abbiamo mai ricevuto. Con tutta probabilità invece hanno già deciso di chiudere la fabbrica. La chiusura ci viene annunciata via mail il 9 luglio del 2021

𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟏:

abbiamo sconfitto i licenziamenti e sembriamo vittoriosi: è arrivato Francesco Borgomeo come nuovo proprietario. @Dario Nardella e Eugenio Giani dicono che è un grande risultato (li si vede raggianti in un documentario). Nessuno controlla quale sia il reale stato finanziario delle aziende di Borgomeo: è arrivato il capitano coraggioso e tutto torna. Borgomeo è stato anche in passato a una degli happening di Renzi alla Leopolda: tutto torna?

Il nostro sospetto, legittimo, invece, è che sia arrivato a fare il lavoro sporco al posto di Melrose e che in verità non vi sia nessun rilancio della fabbrica, ma solo l'inizio di una tattica della "rana bollita" per logorarci

𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟐:

da due mesi siamo senza reddito. C'è una pantomima sulla cassa integrazione dove provano a incolpare il sindacato del mancato arrivo della cassa integrazione. Ma la cassa integrazione va richiesta dall'imprenditore privato - appunto la proprietà in mano a Francesco Borgomeo. La cassa integrazione è in verità rifiutata dall'Inps per mancati requisiti delle domande avanzate dalla proprietà.

Rimarremo senza reddito dall'ottobre del 2022 fino al luglio del 2023. E' iniziato l'assedio nei confronti del presidio e del Collettivo di Fabbrica: calunnie e assenza di reddito per farci cedere

𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟑:

siamo in attesa dei licenziamenti. La proprietà, appena arrivata nel dicembre 2021, nell'ottobre 2023 ha già dichiarato nuovi licenziamenti che saranno operativi dal primo gennaio 2024. Sono nate delle società immobiliari che sembrano collegate alla proprietà Qf (ex Gkn) e il Collettivo di Fabbrica, unico, avanza pubblicamente il sospetto che quelle società servano a portare avanti una operazione immobiliare sullo stabilimento della ex Gkn. E che i licenziamenti servano proprio a questo. Si rivelerà tutto vero.

Dal primo gennaio 2024 saremo tutti licenziati. Ma nel dicembre 2024 noi sosteniamo già che i licenziamenti siano illegittimi. Il tribunale di Firenze - per la seconda volta, su istanza della Fiom - dichiarerà infatti illegittimi i licenziamenti per condotta antisindcale (articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori)

𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟒:

siamo da dodici mesi senza stipendio. La proprietà ha deciso dal primo gennaio 2024 di smettere di pagarci gli stipendi. I tribunali finora ci hanno riconosciuto il pieno diritto allo stipendio, ma ancora non abbiamo visto un euro. Non pagarci gli stipendi è stato quindi un atto di violenza psicologica ed economica voluto per ridurci alla disperazione?

Ma nel natale 2024 siamo anche in attesa del piano concordatario (per la liquidazione di Qf, ex Gkn). Nel novembre 2024 c'è stata la prima udienza per decidere se l'azienda è fallita o meno. L'azienda deve presentare un piano concordatario entro 60 giorni. C'è un'attesa messianica di questi famosi 60 giorni. Vogliamo capire se pagherà o meno gli stipendi e con che soldi. Poveri ingenui quali siamo: non c'è nessun termine perentorio di 60 giorni. L'azienda può di fatto fare quello che vuole e il termine per il piano viene prorogato. Così funziona nella società dei padroni per chi è padrone della società.

Nel dicembre 2024 però c'è però una nuova speranza: è stata approvata la legge sui consorzi industriali. Il sindaco di Campi Bisenzio Andrea Tagliaferri ha appena dichiarato, il 21 dicembre 2024: "Oggi con l'approvazione della nuova legge regionale sui consorzi produttivi si apre una nuova fase cruciale per il futuro dello stabilimento ex Gkn (...) Questa legge rappresenta lo strumento che aspettavamo per trasformare le parole in azioni concrete (...) Siamo pronti ad agire e se necessario procederemo anche all'esproprio dello stabilimento, come previsto dalla normativa".

𝐍𝐚𝐭𝐚𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟓:

 siamo all'ottavo mese di disoccupazione

 il piano di reindustrializzazione, pensato nel 2023, sta marcendo. Un pezzo di mondo dei fondi sostenibili preferisce orientarsi verso il riarmo, che di sostenibile non ha nulla.

 Il consorzio industriale nato ad agosto ha fatto zero atti ufficiali. E non farà nulla perché ai suoi vertici si teorizza che non sia utile nemmeno dichiarare la pubblica utilità sullo stabilimento.

 Non abbiamo ancora nessuna chiarezza sul piano concordatario. Altro che 60 giorni: di rinvio in rinvio siamo arrivati alla prossima udienza fissata nel gennaio del 2026. Ancora non si sono stati pagati gli stipendi del 2024

 Naturalmente nel frattempo noi abbiamo fatto di tutto: festival, manifestazioni, ritocchi del piano industriale, presidi, urli per Gaza, 5 veglie natalizie con la comunità dell'Comunità dell'Isolotto - Firenze.

 6 natali di ipocrisia di cui 5 passati da noi in presidio permanente (più di 1600 giorni di presidio).

 Noi li immaginiamo: istituzioni, padroni, destra e perfino un pezzo della cosiddetta sinistra. Li vediamo: sogghignare alle nostre spalle, ridere di come sono riusciti a impoverire e rendere disperati degli operai e di come da un giorno all'altro aspettino di leggere che il Collettivo di Fabbrica è crollato.

Facciamoci un regalo, piccolo o grande che sia: togliamoglielo quel sorriso dalla faccia. Partecipa all'azionariato popolare e disvela la "loro" inutilità. Tutte le info nei commenti. #insorgiamo


Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

26 dicembre 2025, 13.01

 Il capitale privato va inesorabile verso speculazione e riarmo.

Logistica, finanza, guerra, consumo del suolo, capannoni "apri e chiudi", delocalizzazioni della produzione o dei diritti e ipersfruttamento del lavoro, inflazione da profitti: il capitale privato va in questa direzione.

� E il capitale pubblico? Quello che costruiamo anche con le nostre tasse? E' "pubblico" ma ci è privato. Nella migliore delle ipotesi "il pubblico" assiste allo sfacelo dichiarandosi impotente. Nei casi "meno peggio" dichiara incentivi a pioggia per politiche green e sociali che non arrivano mai. Nella peggiore delle ipotesi - quella che si realizza in pratica - si getta in guerra, con un piano di spesa militare oltraggioso, dicendo tra l'altro che lo fa per l'economia.

 E allora? Allora vi chiediamo di agire, di fare "un'azione". Come lo abbiamo chiesto tante volte in questi 4 anni: manifestazioni, assemblee, eventi, festival di letteratura. Vi abbiamo chiesto tanta fatica e di andare avanti fino a che ce ne sarà.

 Oggi vi chiediamo un'altra fatica: diffondete la voce, diffondete la campagna e - ognuno con le sue possibilità, con le sue organizzazioni, associazioni, società mutualistiche, cooperative - fate andare il denaro controcorrente, contro il capitale. Vi chiediamo di essere la nostra flottilla nell'economia, una reindustrializzazione dal basso che va a sbattere contro boicottaggi e logoramenti.

 Si può diventare azioniste/i popolari diretti (con Ener2Crowd) o donare ad un'azionista popolare collettivo (campagna su produzioni dal basso).


Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

27 dicembre 2025, 11.07

A Natale morire nel Mediterraneo che muore

Non è il nostro - forse non ci interessa o forse non abbiamo evidentemente sufficiente autorevolezza - per giudicare dal punto di vista religioso i vertici dominanti di una società che si accapigliano sul presepe, che lo portano nello zaino o nei propri video di auguri, e che contemporaneamente determinano la morte di almeno 116 persone nel Mediterrano il giorno di Natale.

Sì, "determinano". Non usiamo termini del tipo "si voltano dall'altra parte" o "assistono impotente".

E "determinano" non si riferisce solo al fatto che l'imbarcazione naufragata era segnalata sin dal 20 dicembre. Si riferisce a questo:

tutti i meccanismi sociali e giuridici plasmati dai Governi italiani negli ultimi anni hanno determinato scientificamente morte e tortura nel Mediterraneo.

Il memorandum Italia Libia (2017) ha messo in mano il sea reascue alla cosiddeta guardia costiera libica, con i nostri soldi. Sono seguite poi le ulteriori misure di Piantedosi.

Dal 2017 la situazione:

- dal 2017 al 2024 circa 20.000 morti o dispersi nel Mediterraneo

- dal 2017 secondo Sea-Watch 72 episodi di violenza documentati da parte della cosiddetta guardia costiera libica (solo da settembre 3 episodi con colpi di armi da fuoco verso navi civili)

- 169mila persone catturate dai "libici" e rimandate verso un ciclo di tortura e ricatto

Per le imbarcazioni civili del soccorso in mare, la ex Piantedosi ha determinato

-circa 300mila chilometri in più percorsi per raggiungere i lontani porti di sbarco assegnati

-760 giorni in più di navigazione.

Chilometri e risorse sottratti allo stare in mezzo al Mediterraneo a salvare o testimoniare ciò che accade.

E si muore, in un mare che muore: il Mediterraneo definito da Unep “un laboratorio anticipatore del collasso climatico marino globale”:

+1,4 °C di riscaldamentorispetto all’era pre-industriale, il 50% delle specie ittiche minacciate di scomparsa da sovrasfruttamento, con un tasso di riscaldamento del+20% più veloce della media globale degli oceani e la frequenza delle ondate di calore marine (marine heatwaves) raddoppiata dagli anni ’80. Con temporali tropicali pronti a scaricarsi sulla terra, come a Valencia o in Romagna.

Non è il nostro, no: giudicare tutto questo dal punto di vista della carità cristiana. Non è il nostro. Lo è però dal punto di vista delle forze operaie laiche e solidali.

Il grado di sfruttamento del Mediterraneo è solo riflesso e anticipazione della barbarie qua, sulla terra ferma. Il movimento operaio che un tempo era in grado di vincere, che difendeva fabbriche aperte, salari pieni, diritto alla casa e alla salute, tendeva la mano a chi affondava. Il soccorso in mare è la lotta in terra e viceversa. Sono nostre le genti, nostri i valori, nostro il mare che muore.

Sea-Watch TOM - Tutti gli Occhi sul Mediterraneo EMERGENCY Mediterranea Saving Humans


Collettivo Di Fabbrica - Lavoratori Gkn Firenze

29 dicembre 2025, 10.19

Quanta paura hanno fatto quelle piazze piene

Per analisi più estese e approfondite, rimandiamo pienamente ai comunicati delle associazioni palestinesi, o a quello del Coordinamento dei giuristi e Avvocati per la Palestina ecc. Noi nel nostro piccolo ci limitiamo a sottolineare questo:

1. La cosa che appare evidente è che in atto una manovra su più piani e con più strumenti per cancellare, criminalizzare, calunniare il movimento di settembre e ottobre contro il genocidio e in appoggio alla Flotilla. Il risultato è una torsione autoritaria dai contorni inquietanti.

2. La novità, se così si può dire, è che in Italia si viene indagati in base a definizioni e informazioni fornite da uno Stato occupante che sta annientando un altro popolo, compiendo un genocidio. E' lo Stato che occupa che fornisce la lista e autodefinisce terroriste le organizzazioni umanitarie necessarie alla sopravvivenza del popolo che sta annientando. Nella misura in cui il torto dei palestinesi è quello di continuare a vivere e resistere, ogni organizzazione compia lo sforzo di aiutare la sopravvivenza e la resistenza di Gaza, come in Cisgiordania, è potenzialmente quindi indagabile. Israele si è spinta a definire perfino agenzie delle Nazioni Unite come collaboratrici di Hamas e a chiuderle.

3. Come spiega il Cred (Centro Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia): “Israele non è un soggetto neutrale né una semplice “parte in conflitto”. È uno Stato attualmente sotto scrutinio per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e destinatario di misure provvisorie vincolanti. Questo dato giuridico non può essere ignorato nel momento in cui le sue forze armate producono materiale probatorio destinato a incidere sulla libertà personale di cittadini e residenti in Italia. (..) Il loro utilizzo determina un grave slittamento tra cooperazione giudiziaria e recepimento acritico di intelligence militare”.

4. Non possiamo conoscere i dettagli del teorema giudiziario, ma riprende fatti per i quali Hannoun era già stato indagato in passato e dichiarato assolutamente non perseguibile. Ciò che pare cambiato è il peso del sionismo nell’influenzare il giudizio dello Stato sulla realtà, non la realtà dei fatti.

5. C’è così puzza di "operazione politica" che perfino procuratore e magistrato genovese si sono sentiti in dovere di premettere "“I fatti emersi non giustificano i crimini di Israele a Gaza”.

6. Dopo Palestine Action a Londra, saremmo ad una ulteriore escalation del tentativo di estendere ulteriormente il termine terrorista a ogni movimento di opposizione, solidarietà e resistenza, segnando così una ulteriore deriva autoritaria della nostra società.

7. Se esiste, appunto "se", qualcosa che assomigli a un " far fronte democratico", questo dovrebbe essere il momento in cui fa squillare ogni possibile campanello d'allarme sulla cosiddetta tenuta democratica della società.

8. Il tentativo, al di là di qualsiasi considerazione di dettaglio, è evidente: smontare pezzo pezzo, tra repressione, intimidazione, e teoremi giudiziari, il movimento di massa di settembre e ottobre attorno alla Flottila.

9. Ciò che non viene perdonato a quel movimento è "la Palestina e il mediterraneo in officina": quel collegamento tra gli scioperi nelle nostre aziende e la resistenza di un popolo oppresso.

10. Se dunque le piazze piene hanno fatto paura, chiedersi come riempirle di nuovo e perchè non sono sufficientemente piene, dovrebbe essere la base urgente di partenza.

#insorgiamo



Fonte: https://www.facebook.com/coordinamentogknfirenze

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