
LE MALETESTE
21 ott 2025
"L’ex GKN dà esempio potenzialmente virtuoso per un paese di mobilitazione di massa, di risveglio, di riindustrializzazione economica logica, evidentemente dà fastidio...". Un'intervista-AUDIO da ascoltare, e un link-VIDEO con l'intervento al corteo del 18
“Una sana disobbedienza”:
lunedì 27 ottobre sera assemblea cittadina
al Teatro Puccini a Firenze, h 20.30
Se volete, denunciateci tutti, perché il nostro è un atto collettivo
E non vi permettiamo di sviare dalla domanda: quando riapre la fabbrica?
1. Sabato 10.000 persone sono scese in piazza per fare una domanda semplice: quando riapre la ex Gkn? E’ la dodicesima manifestazione in 4 anni. Non è un traguardo, un gioco, o un record. E’ la dimostrazione dell’esistenza di un muro di gomma che impedisce ogni ripartenza. Che le istituzioni provino a mascherarlo autodichiarandosi lente, impotenti, prigioniere di complicazioni tecniche, è qualcosa a cui nessuno più crede. Diciamo di più: questa professione di immobilismo cozza con l’iperattivismo che invece caratterizza la fase elettorale.
2. Nessun alibi è più accettabile. Rimane il forte e legittimo sospetto che si ci sia del dolo: la ex Gkn un esempio potenzialmente contagioso, di dignità sociale, mutualismo e riconversione ecologica che dà fastidio. A tanti, per ragioni diverse, ma in fondo uguali: conservare l’esistente, andare verso la catastrofe, prolungare la disperazione sociale. Su cui poi si continuerà a costruire autoritarismo, rassegnazione, riarmo, genocidio, guerra o viceversa promesse di un cambiamento lontano che non arriva mai. Gkn è il qui e ora. E’ appunto il futuro che irrompe.
3. Ogni ritardo o rinvio significa condannare la lotta alla morte per dissolvenza. Da un anno diciamo che ogni singolo giorno di ritardo fa morire il piano di reindustrializzazione dal basso. I giorni sono diventati mesi e anni. Tanto che non sappiamo come e cosa sarà possibile salvare del piano. Immaginatevi in questo contesto aver scoperto che un consorzio pubblico creato ad agosto – con mesi di ritardo – è inoperativo con un espediente tecnico per altri 5 mesi.
4. Da oltre un anno e mezzo, ripetiamo: “o festa o rabbia”. Rabbia di fronte al gioco del logoramento: lasciati senza stipendio per mesi, sotto licenziamento per anni, oggi disoccupati da sette mesi. La festa non è arrivata. La rabbia sì.
5. E abbiamo fatto quello che facciamo da 4 anni: mettere a disposizione i nostri corpi della lotta. Altro non possediamo. Mettiamo a disposizione i nostri corpi in presidio permanente da 1564 giorni: mattina, pomeriggio, notte. Nonostante l’abbiate invisibilizzato, il presidio permanente è la forma più incredibile e radicale di lotta che va avanti dal 9 luglio 2021, pioggia, sole, vento, natale, pasqua..
Abbiamo messo a disposizione i nostri corpi quando abbiamo occupato il consiglio comunale, la torre di San Niccolò, la Regione Toscana, piazza Indipendenza, quando abbiamo organizzato i festival, le assemblee e quando abbiamo fatto lo sciopero della fame per 13 giorni. E abbiamo disobbedito: alla delocalizzazione, alla fine, ai licenziamenti, alla miseria, alla rassegnazione.
6. Lo abbiamo continuato a fare sabato, collettivamente, quando abbiamo raggiunto la hall dell’aeroporto. La celere ha deciso questa volta di schierarsi e di manganellare. I nostri corpi sono rimasti lì: mani alzate, volti scoperti, nessuna protezione, niente di niente. Non abbiamo altro da dichiarare che non sia già stato detto lì. Nessun untore, nessun eversivo, nessuna trama occulta, nessuna immagine da scrutare. Tutto alla luce del sole, mettendoci corpi, teste, faccia. Come nella storia è successo, come succede e succederà quando l’ingiustizia è insopportabile. E 1560 giorni di prese in giro, lo sono.
7. Si potrebbe poi divagare sul fatto che entrare in una hall di un aeroporto sia considerato più radicale che occupare un consiglio comunale. Dovrebbe essere il contrario. Ma evidentemente questo ci dice dove risiedono i centri nevralgici e i poteri reali di questa nostra economia della piana, fatta di inquinamento, ricatti sociali, delocalizzazioni, picchetti caricati e consumo del suolo. Ironia della storia: il presidente di Toscana Aeroporti che oggi minaccia denuncia è quel Marco Carrai, console onorario di Israele.
8. E ancora una volta provate a creare una divisione tra “lavoratori” e “il resto del corteo”. Se 150.000 persone scendono in piazza complessivamente in 4 anni, per 400 posti di lavoro nella piana fiorentina, non è perché questo sia il “loro” posto di lavoro. Lo fanno perché quella è la “loro” fabbrica e considerano la vicenda di quella fabbrica ormai il simbolo di una intera parabola dello sfruttamento del mondo del lavoro. Sabato eravamo ancora una volta in 10.000 a voler riaprire la ex Gkn. Si giustifichino gli assenti, non i presenti.
9. E il piano di reindustrializzazione? Che il consorzio faccia il suo corso e lo faccia rapidamente. Ma nuove road map, date, promesse, sono ormai prive di credibilità. La Flotilla ci ha insegnato che siamo forti quando mettiamo le nostre navi in mare. Faremo il disperato tentativo di rilanciare al massimo grado di autonomia il piano di reindustrializzazione: che ogni nuovo azionista popolare sia un dito nell’occhio all’immobilismo dei grandi finanziatori che si defilano, che ogni posto di lavoro creato sia un alibi tolto all’istituzione pubblica. Se l’intervento pubblico vuole arrivare, arrivi. E non basta più il compitino: quanti soldi e risorse ci mettete? Con quale proattività? Con quale idea di sviluppo?
10. Tutto e altro ancora discuteremo in assemblea lunedì 27 sera, h 20.30, Teatro Puccini, Firenze.
Più un atto sociale verrà trattato come un fatto di ordine pubblico, più questo atto diventerà sociale. Siamo noi alla ricerca di chi sono i colpevoli di quattro anni di stallo. E allora al teatro Puccini, a sconfiggere ogni narrazione tossica è invitata la Firenze radicale, sociale, progressista, in piedi, consapevole, organizzata, alle singole e i singoli, disoccupati, studenti, precari, lavoratrici o lavoratori. Quella Firenze che sa da che parte stare.

Fonte: https://www.facebook.com/coordinamentogknfirenze - 21 ottobre 2025, h.16.24

Intervista a Dario Salvetti da "Nova Radio-Città Futura
21 ottobre 2025
“Noi eravamo stati molto chiari da un anno e mezzo, avevamo detto o festa o rabbia. Avevamo detto che ci si stava facendo marcire completamente, che ci si stava facendo bruciare, prima con 15 mesi senza stipendio e ora siamo con il settimo mese di disoccupazione: abbiamo sempre detto quello che avremmo fatto e abbiamo fatto quello che abbiamo detto”. Sono le parole di Dario Salvetti, portavoce del Collettivo di fabbrica dei lavoratori Ex-Gkn, commentando ai microfoni di Novaradio la manifestazione di sabato scorso a Novoli del Collettivo di Fabbrica GKN, culminata con l’occupazione dell’aeroporto di Peretola e gli scontri con le forze dell’ordine che hanno provocato 15 contusi.
Nei giorni scorsi la sindaca di Firenze e il presidente della Regione Giani hanno condannato le violenze e manifestato il loro sostegno alle forze dell’ordine e in generale anche sulla stampa ha prevalso il racconto del lato violento della manifestazione. “Fa paura il tentativo di affibbiarci una narrazione tossica, ma è una narrazione che io credo dobbiamo sconfiggere tutti quanti insieme”, replica Salvetti. Una narrazione “che è facilmente smontabile e se necessario lo faremo”, prosegue, “ci sono ampi filmati in cui si vedono ragazzi, ragazze, gli operai del collettivo, mani alzate, volto scoperto, senza niente, a fronte di una celere che ha deciso di caricare e manganellare. Questo è quello che ha che è accaduto ed è stato in linea con con tante altre cose che abbiamo fatto quando siamo entrati alla regione, quando siamo entrati in consiglio comunale, eccetera. La differenza non è stata nel nostro atteggiamento”.
La manifestazione di sabato è solo il culmine di una mobilitazione che dura da 4 anni e che ha portato nel tempo a ben 12 manifestazioni: “12 manifestazioni non sono un gioco – precisa Salvetti – non sono un record, non siamo qua per questo, non siamo qua per intrattenere nessuno, 12 manifestazioni, più tutto il resto, perché la quantità di iniziative e di eventi che ha lanciato GKN è indescrivibile e nemmeno noi ce lo ricordiamo, sono proprio la dimostrazione dell’esistenza di un muro di gomma, un muro di gomma che ha il principale scopo di logorarci, farci morire e di insegnare a questo paese l’obbedienza, l’obbedienza alla rassegnazione, l’obbedienza alla fame, alla povertà, alle delocalizzazioni, alle speculazioni, un enorme “non può cambiare nulla” che cozza tra l’altro con invece quel “si può cambiare tutto” che invece di solito vediamo durante le campagne elettorali, perché c’è questo strano meccanismo per cui durante le campagne elettorali tutto è possibile, il giorno dopo le istituzioni si professano prigioniere del proprio stesso immobilismo.”.
“Noi – prosegue Salvetti – questo non lo accettiamo più da tempo, ma ogni giorno proviamo a renderlo più chiaro. È legittimo sospettare ormai del dolo e il dolo è questo. L’ex GKN dà esempio potenzialmente virtuoso per un paese di mobilitazione di massa, di risveglio, di riindustrializzazione economica logica, evidentemente dà fastidio. Quindi la manifestazione di sabato è stata questo, niente di più, niente di meno e non accettiamo nessun tipo di altra narrazione su quello che è successo sabato.”
Tra i motivi alla base della protesta anche il ritardo del Consorzio industriale pubblico nato a luglio ad oggi ancora non operativo, per la mancata nomina del revisore dei conti, una situazione immaginabile vista la concomitanza con le elezioni, una modalità di agire dove i lavoratori vedono la volontà politica di logorare la protesta con l’attesa.
Dopo la mobilitazione di sabato, il presidente Giani ha promesso però un’accelerata sui tempi, con la nomina del revisore già nel primo consiglio regionale. Una promessa senza credibilità, però, secondo Salvetti che spiega “la road-map che oggi ci viene presentata è la road-map della road-map, della road-map, della road-map disattesa. Quindi le istituzioni stesse si sono messe in una condizione in cui qualsiasi cosa dicano ad oggi non è credibile e non basta più. A noi non interessa, cioè, non è che facciamo una manifestazione con 10.000 persone, andiamo a fare un atto di disobbedienza all’aeroporto a volto scoperto, tranquillamente, ci sono i filmati, ci sono io che rivendico quello che è successo senza nessun tipo di problema, per sapere che invece il 15 dicembre il revisore contabile viene nominato il 15 novembre, non ci prendiamo in giro. Quanti sono i soldi che vengono messi? Qual è il piano? Qual è la proattività, le idee innovative che le istituzioni hanno nell’accompagnare le riindustrializzazioni ecologiche? A questo punto vogliamo una messa a terra completa di tutto quello che deve essere la riindustrializzazione”.
In questo senso la mobilitazione continua già la prossima settimana con un’assemblea cittadina lunedì 27 ottobre alle 20.30 al Teatro Puccini, “che – spiega Salvetti – chiameremo “una sana disobbedienza “perché quello che stiamo facendo da anni è proprio disobbedire a questo stato di cose”.
1)
AUDIO dell'intervista di "Nova Radio-Città Futura" a Dario Salvetti, 21 ottobre 2025
2)
IL VIDEO dell'intervento di Dario Salvetti al corteo del 18 ottobre 2025 "Il futuro irRompe"
ARTICOLO DI RIFERIMENTO





