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I lavoratori portuali nel mondo contro la logistica delle guerre, per costruire la pace

2023-11-10T09:50:12Z

šŸ“¢ LE MALETESTE šŸ“¢

10 nov 2023

USA, Gran Bretagna, Italia, Belgio, Spagna, Australia... I lavoratori portuali si mobilitano contro il traffico di armi che alimenta le guerre nel mondo.
di RADIO ONDA D'URTO

RADIO ONDA D'URTO

10 novembre 2023


Il 25 ottobre scorso il consiglio cittadino di Richmond – una delle cittĆ  che formano la ā€œBay Areaā€ di San Francisco – ha approvato una risoluzione per fermare il ā€˜genocidio’ in corso della popolazione palestinese. E’ stata la prima risoluzione del genere negli Stati Uniti, mentre in seguito proteste contro risoluzioni pro-Israele si sono svolte a Chicago, Philadelphia, Aurora City (Colorado).


Il giorno dopo, in Gran Bretagna, una fabbrica legata al gruppo industrial-militare israeliano ELBIT, la Instro Precision Ltd. con sede nel Kent, ĆØ stata bloccata per alcune ore dalle proteste di attivisti, insegnanti, lavoratori appartenenti ai sindacati UNITE, NEU, UCU, BMA e BFAWU.


Il 3 novembre nel porto di Oakland, a una ventina di chilometri da Richmond, l’Arab Resource and Organizing Center ha organizzato una protesta diretta in particolare contro le forniture militari a Israele. Alcune centinaia di persone hanno impedito la partenza della nave ro-ro Ā«Cape OrlandoĀ» per il porto di Tacoma (Washington), dove dovrebbe caricare armamenti per Israele e per l’assedio di Gaza in corso, provenienti dalla grande base militare di Lewis-McChord. Tre attivisti sono saliti sulla scaletta della nave, e sono indagati per violazione delle leggi federali. Un blocco del genere, riguardante una nave da trasporto militare – anzi esattamente una US reserve ship, cioĆØ una nave appartenente alla marina militare e non una nave privata ā€œmilitarizzataā€ – non si registrava da decenni negli Stati Uniti. Il servizio televisivo CBS ha mostrato le immagini del blocco della Ā«Cape OrlandoĀ».


Anche in Europa vi sono state rilevanti prese di posizione. Il 31 ottobre scorso, in Belgio, un insieme di sindacati della logistica e dei trasporti ha chiamato i lavoratori al rifiuto di caricare armamenti diretti verso Israele. Hanno precisato che in numerosi aeroporti belgi gli addetti hanno giĆ  osservato numerosi carichi militari diretti verso la zona di guerra israelo-palestinese. Le sigle sindacali sono quelle di ACV Puls (sindacato social-cristiano fiammingo), BTB (Unione belga dei lavoratori dei trasporti), BBTK (sindacato degli impiegati, tecnici e quadri( e ACV-Transcom (personale marittimo e aereo).


E’ di ieri la dichiarazione della Organización de Estibadores Portuarios di Barcellona (OEPB) i cui aderenti si rifiuteranno di caricare armi destinate al conflitto israelo-palestinese dal porto catalano. E’ la risposta all’appello lanciato dai sindacati palestinesi per fermare Ā«i crimini di guerra di IsraeleĀ» sin dall’inizio dell’invasione di Gaza.


A Sidney e nei porti australiani si stanno preparando azioni mirate contro le navi della compagnia marittima israeliana ZIM, che ha avvisato i propri clienti di possibili interruzioni nel servizio dovute al prioritario supporto logistico che ZIM offre alle forze armate israeliane.


Infine, per il 10 novembre 2023 il Collettivo Autonomo dei Lavoratori portuali (CALP) di Genova ha dichiarato un presidio di protesta nel porto ligure, contro il passaggio di armi dirette verso Israele. E’ il punto di arrivo delle numerose azioni portate avanti dal CALP contro le ā€œnavi della morteā€ che trasportano armi e munizioni poi usate contro le popolazioni civili inerti: oggi in Palestina, ieri in Yemen, e anche in Sudan, in Siria, in Libia… Una lunga striscia di sangue che passa anche dai porti italiani.



Articolo di Carlo Tombola di ā€œThe Weapon WATCH – Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei ā€.

Fonte: radioondadurto.org - 10 nov. 2023

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