
LE MALETESTE
30 ott 2025
USB riafferma il legame indissolubile tra la battaglia per la pace e quella per i diritti sociali e del lavoro: contro l’economia di guerra, contro la miseria e la precarietà, per un modello di società fondato sulla giustizia e sulla solidarietà - USB NAZIONALE
USB Unione Sindacale Di Base pag. nazionale
29 ottobre 2025, 17.09
ASSEMBLEA NAZIONALE USB
Verso lo sciopero generale del 28 novembre
1 NOVEMBRE – Ore 10:00 – Teatro Italia, Roma (Via Bari 18)
CAMBIARE L’ITALIA, FERMARE IL RIARMO
Viviamo in un Paese dove i salari scendono mentre il governo Meloni si appresta a varare una finanziaria di guerra, con miliardi per le armi e le spese militari mentre si taglia la spesa sociale.
Questo mentre milioni di lavoratori non arrivano a fine mese.
L’USB risponde con una piattaforma per cambiare l’Italia, rilanciare il salario e fermare il riarmo.
DALLE PIAZZE PER LA PALESTINA ALLA LOTTA CONTRO L’ECONOMIA DI GUERRA
Le straordinarie mobilitazioni contro il genocidio in Palestina hanno riaperto uno spazio di lotta e di coscienza collettiva.
USB riafferma il legame indissolubile tra la battaglia per la pace e quella per i diritti sociali e del lavoro: contro l’economia di guerra, contro la miseria e la precarietà, per un modello di società fondato sulla giustizia e sulla solidarietà.
Non un elenco di richieste, ma un progetto politico e sociale.
Un’alternativa concreta alla barbarie della guerra, alla povertà e alla sottomissione dell’economia alle logiche militari e finanziarie.
USB propone una piattaforma per rimettere al centro il lavoro, il salario, i diritti, la pace e il ruolo pubblico dello Stato nell’economia.
SALARI: NON MENO DI 2.000 EURO
Paga base a 2.000 euro per tutti i contratti, esclusi straordinari e indennità.
Aggancio automatico all’inflazione reale (FOI), scala mobile e contratti nazionali come strumento di redistribuzione della ricchezza.
DOPO 30 ANNI DI TAGLI, RIPRENDIAMOCI IL SALARIO
Dal 1993 concertazione e flessibilità hanno distrutto il potere d’acquisto.
USB chiede il recupero integrale delle perdite salariali e la fine del lavoro povero.
LAVORARE MENO, LAVORARE TUTTI
Riduzione dell’orario a 32 ore settimanali su 4 giorni, a parità di salario.
Più tempo, più salute, più diritti.
NAZIONALIZZARE E INTRODURRE UN SALARIO DI TRANSIZIONE
Transizione ecologica e tecnologica non devono distruggere posti di lavoro.
Serve l’intervento del pubblico, un “salario di transizione” indicizzato al FOI e piena copertura nei casi di crisi industriale.
DIRITTI SINDACALI E RAPPRESENTANZA DEMOCRATICA
Superare il monopolio dei sindacati “firmatari”: rappresentanza ai lavoratori, non ai sindacati complici.
Abolire la legge “antisciopero” 146/1990 e restituire potere a chi lavora.
BASTA APPALTI, BASTA PRECARIETÀ
Stop agli appalti endoaziendali e ai contratti pirata.
Passaggio automatico ai cambi appalto, parità di diritti e salari per tutti.
L’OMICIDIO SUL LAVORO È REATO
Oltre 4.000 morti in 5 anni.
Serve il reato di omicidio sul lavoro e pieno potere ai RLS per difendere la vita e la sicurezza.
REGOLARIZZARE SUBITO I LAVORATORI STRANIERI
Abolire la Bossi-Fini e riconoscere permesso di soggiorno per ricerca lavoro.
Contro lo sfruttamento e il lavoro nero, stessi diritti per tutti.
DIRITTO ALLA CASA, SANITÀ E SCUOLA PUBBLICHE
Piano casa di un milione di alloggi popolari.
Sanità e istruzione universali, gratuite, pubbliche.
Un milione di nuove assunzioni nella Pubblica Amministrazione.
GIUSTIZIA FISCALE
Tassare i grandi patrimoni, abolire l’IVA sui beni essenziali, riportare progressività al sistema fiscale.
Chi ha di più deve pagare di più.
ABBIAMO BLOCCATO TUTTO. E LO FAREMO ANCORA.
Dopo le mobilitazioni di queste settimane, dopo le piazze piene per la Palestina e contro la guerra, non si può più tornare indietro.
Bloccare tutto significa cambiare tutto, anche il modo di fare sindacato in questo Paese.
Bisogna rifiutare il modello contrattuale, sociale e di relazioni che ci ha impoverito.
Bisogna rifiutare l’economia di guerra e del genocidio.
Dobbiamo ricostruire un Paese fondato sul lavoro, sui diritti, sulla pace.
L’assemblea nazionale USB del 1° novembre a Roma ha il compito di varare questa piattaforma e di lanciare un nuovo grande sciopero generale del 28 novembre.
Abbiamo bloccato tutto. E lo faremo ancora.
***
Sciopero generale
Lo sciopero generale contro la finanziaria di guerra sarà il 28 novembre
USB Nazionale, 23/10/2025 11.22
L’Esecutivo Nazionale Confederale dell’USB, riunito oggi a Roma, indica il 28 novembre come data per lo sciopero generale di tutte le categorie contro la finanziaria di guerra, con mobilitazioni in tutte le città e manifestazione nazionale a Roma il giorno 29 novembre.
La data sarà sottoposta all’approvazione dell’assemblea nazionale dei delegati e delle delegate in programma a Roma per il prossimo 1° novembre al Teatro Italia.
Al centro dello sciopero c’è la questione del salario sul quale l’USB invita a rimettere in discussione la firma degli ultimi contratti nazionali che hanno tutti contraddetto l’esigenza unanimemente riconosciuta di garantire il potere d’acquisto delle retribuzioni. Tutti i contratti nazionali devono assicurare almeno 2mila euro come livello minimo di partenza e in paga base, somma che rappresenta la linea invalicabile per garantire una retribuzione dignitosa e consentire il recupero delle fortissime perdite accumulate dai salari negli ultimi trent’anni.
Non è accettabile che si continui ad allungare l’età pensionabile che va invece riportata a 62 anni: in Italia si lavora troppo e con salari da fame. È insopportabile che milioni di pensionati siano condannati ad una vecchiaia di povertà assoluta.
A pagare devono essere le banche, che hanno incassato extraprofitti e stanno affamando il paese, approvando interventi veri ben diversi dalle iniziative ipocrite inserite nella legge di Bilancio. Le tariffe dei beni e servizi essenziali vanno messe sotto regime controllato.
Invece di comprare e costruire nuove armi è ora di tornare a costruire case popolari e di affrontare l’emergenza della sanità pubblica, investendo in personale e strutture sanitare.
Sulla Piattaforma contro la finanziaria di guerra e il governo Meloni, l’USB lancia un piano di mobilitazione per tutto il mese di novembre e propone ai movimenti sociali e alle realtà indipendenti di costruire una grande mobilitazione nazionale per il sabato 29 novembre. È ora di riprendere la pratica del Blocchiamo tutto, utilizzata efficacemente in difesa del popolo palestinese, contro il genocidio e a sostegno della Global Sumud Flotilla, per fermare la corsa al riarmo e costruire un nuovo futuro.
Esecutivo Nazionale Confederale USB
Fonte: USB (https://www.usb.it/leggi-notizia/lo-sciopero-generale-contro-la-finanziaria-di-guerra-sara-il-28-novembre-1131.html)




