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ISRAELE/Propaganda. La propaganda israeliana entra nei giornali italiani. Chi paga gli annunci contro Francesca Albanese (2 articoli)

LE MALETESTE

16 lug 2025

Cosa sappiamo sulla Israeli Government Advertising Agency, l’agenzia statale che guida la propaganda digitale di Israele per influenzare l’opinione pubblica occidentale sul conflitto a Gaza - ELISABETTA ROSSO per FANPAGE

Chi paga gli annunci contro Francesca Albanese: la storia dell’agenzia IGAA

A cura di Elisabetta Rosso

16 luglio 2025, 17.46


Cosa sappiamo sulla Israeli Government Advertising Agency, l’agenzia statale che guida la propaganda digitale di Israele per influenzare l’opinione pubblica occidentale sul conflitto a Gaza. Nelle ultime settimane abbiamo raccontato su Fanpage.it i casi registrati in Italia ma ci sono state segnalazioni anche da Danimarca e Stati Uniti.



Il 5 luglio è comparsa in testa alle ricerche su Google una pagina denigratoria contro Francesca Albanese. Il 12 giugno un video fake sulla distribuzione di aiuti umanitari a Gaza da parte di Israele. Cinque giorni dopo su YouTube è stato pubblicato un telegiornale creato con l’intelligenza artificiale che annunciava un attacco a sorpresa di Hamas. Tutti questi video fanno parte di una campagna di propaganda mirata. Dietro, a manovrare la rete di sponsorizzazioni, c’è la Israeli Government Advertising Agency (IGAA), l'agenzia che opera come gruppo di comunicazione per il governo di Benjamin Netanyahu.


Da mesi su Fanpage.it stiamo ricostruendo la campagna dell’IGAA. L’analisi dei dati su Google Ads rivela una promozione pubblicitaria su larga scala. Israele infatti ha sponsorizzato decine di annunci che hanno raggiunto migliaia di visualizzazioni. Tutti i video hanno un obiettivo preciso: diffondere messaggi di propaganda israeliana in Italia. Ma per capire meglio come funziona si deve guardare dietro le quinte ed è qui che troviamo la Israeli Government Advertising Agency.


Cosa sappiamo sulla Israeli Government Advertising Agency

L'agenzia, nota anche con il suo acronimo in lingua ebraica Lapam (LPM, ebraico: לפ״מ), si occupa della progettazione e gestione di campagne pubblicitarie per enti pubblici. Tra questi, ministeri, forze armate, forze dell’ordine, università statali, aziende pubbliche e musei. Gestisce le strategie, le analisi di mercato, e la produzione e la diffusione degli annunci.


L'IGAA si occupa anche di pianificare campagne pubblicitarie ad hoc per il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero dell’Aliyah e dell’Integrazione. Sul suo profilo LinkedIn spiega "la nostra agenzia è responsabile di numerosi processi di marketing, tra cui campagne pubbliche e sociali su un'ampia gamma di argomenti". Tra questi, anche la propaganda di guerra. 


Come funziona la macchina della propaganda dell'IGAA

Attraverso l’IGAA il governo israeliano ha avviato una vasta campagna sui social media nei principali Paesi occidentali per raccogliere sostegno. La strategia è semplice: diffondere decine di annunci pubblicitari pro Israele su piattaforme come X, YouTube, Instagram, Facebook e TikTok. La strategia dell’IGAA si basa su una rete di sponsorizzazioni su Google. Tutto parte dalla piattaforma pubblicitaria Google Ads che gestisce anche gli spazi promozionali. Per avviare una campagna basta pagare. Si accede così all’universo degli spot digitali che scorrono prima, durante o accanto ai contenuti della piattaforma.


L’IGAA ha adottato principalmente due strategie operative. La prima è stata sponsorizzare video fake per farli comparire negli spazi dedicati alle pubblicità. È successo con il falso video degli aiuti umanitari o con l’ultimo spot sul progetto Dinah. La seconda strategia, invece, si focalizza sul posizionamento all’interno del motore di ricerca. È il caso di Francesca Albanese e dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai rifugiati palestinesi. L’IGAA ha avviato infatti una campagna su Google per far comparire come primo risultato di ricerca una pagina denigratoria su Albanese e sull’UNRWA. 


Entrare nei giornali: l'ultima mossa dell'agenzia israeliana

L’ultima mossa dell’IGAA è stata entrare nel perimetro dell’informazione giornalistica tradizionale. L’agenzia infatti ha promosso un articolo di Avvenire a insaputa della testata. Il pezzo intitolato "La sistemica violenza sessuale l'altra arma del 7 ottobre", è comparso sponsorizzato anche sulle pagine di testate italiane come il Post e il Messaggero, come hanno segnalato diversi utenti a Fanpage.it.


Non è successo solo in Italia. Come riportato su DR, rete televisiva danese, gli annunci sono comparsi anche su diverse testate in Danimarca, tra queste: Jysk-Fynske Medier, JP/Politikens Hus, Aller Media e Berlingske Media. Su Reddit, poi, diversi utenti statunitensi hanno segnalato banner pubblicitari pro Israele comparsi su diverse testate nazionali. “Da diverse settimane, nel mio feed di CNN vedo post ferocemente pro-Israele da parte di un'organizzazione chiamata IGAA", scrive un utente. “Anche a me sono comparsi sul New York Post, CBS News e Usa today”, ha aggiunto un altro.


L’obiettivo è chiaro: influenzare l’opinione pubblica occidentale e orientare la percezione del conflitto. In questo modo i confini tra informazione e propaganda diventano sempre più sottili. Ed è lì, nella zona grigia, che la Israeli Government Advertising Agency trova terreno fertile per manipolare la narrazione sul conflitto a Gaza.


Fonte: fanpage.it - 16 luglio 2025





La propaganda di Israele entra nei giornali italiani: il caso Avvenire

A cura di Elisabetta Rosso

15 luglio 2025, 13.14


Il governo israeliano sta utilizzando inserzioni pubblicitarie programmatiche per veicolare la propria narrazione all’interno dei siti di informazione italiani. Al centro della campagna c’è un articolo di Avvenire, sponsorizzato senza il consenso della testata.


Sulle pagine web di diverse testate giornalistiche italiane è comparso un nuovo banner. Nel titolo si legge: "La sistemica violenza sessuale l'altra arma del 7 ottobre", sotto compare la fotografia di un cimitero con bandiere di Israele piantate nel terreno. Il link rimanda a un articolo di Avvenire nel quale vengono riportati i risultati di un nuovo rapporto del progetto Dinah (gruppo israeliano nato in seguito agli attacchi del 7 ottobre 2023, con l'obiettivo dichiarato di documentare e denunciare le violenze sessuali commesse dai miliziani Hamas). "Lo studio fornisce numerose testimonianze che provano come il gruppo terroristico abbia usato in modo sistematico ed esteso la violenza sessuale come arma durante l’attacco terroristico del 7 ottobre", si legge nel pezzo.


Quello di Avvenire non è però un semplice articolo, il pezzo infatti è diventato uno strumento della propaganda mediatica di Israele. Per questo continua a comparire nei banner pubblicitari delle testate italiane. Da mesi la Israeli Government Advertising Agency (IGAA) – agenzia che opera come gruppo di comunicazione per il governo di Benjamin Netanyahu – sta cercando di manipolare la narrazione con strumenti propri della comunicazione commerciale. L'ultima mossa dell'IGAA è stata sponsorizzare l'articolo di Avvenire a insaputa della testata.


Il caso segna un punto di svolta nella strategia mediatica di Israele. Se finora la narrazione veniva veicolata attraverso video manipolati, falsi telegiornali e contenuti mirati distribuiti via advertising, oggi si assiste a un salto di qualità: la penetrazione diretta nel perimetro dell’informazione giornalistica tradizionale.


Il caso Avvenire: banner sponsorizzati e manipolazione mediatica

Il banner è stato segnalato su X dalla giornalista Federica D'Alessio. "Sostanzialmente ti arriva la pubblicità mentre tu stai navigando, su qualsiasi sito che tu stia visitando, ma poi se clicchi nel banner rimanda sempre a questa stessa notizia di Avvenire. Io me la sono trovata davanti mentre navigavo su Il Post e sul sito My Personal Trainer…", ha spiegato a Fanpage.it. A Fanpage.it sono anche arrivate segnalazioni sullo stesso banner comparso su il Messaggero.


Il banner segue gli utenti durante la navigazione inserendosi nello spazio visivo con il linguaggio e le tecniche tipiche della pubblicità commerciale. Si tratta di un formato pubblicitario programmatico, pensato per garantire una diffusione estesa e non contestuale: il messaggio viene veicolato indipendentemente dal contenuto del sito che lo ospita, puntando alla massima visibilità attraverso un targeting basato sul profilo dell’utente. L'articolo di Avvenire è infatti comparso anche su pagine che non trattavano il conflitto a Gaza.


Il governo di Israele da mesi porta avanti una campagna pubblicitaria massiccia per manipolare la narrazione e screditare i suoi nemici, come è successo con Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, e l'UNRWA , l’agenzia delle Nazioni Unite che fornisce assistenza ai rifugiati palestinesi. L'ultima campagna di sponsorizzazioni ha un obiettivo chiarissimo: promuovere il progetto Dinah. 


Propaganda nascosta: la risposta di Avvenire

Avvenire ha pubblicato un comunicato chiarendo che la sponsorizzazione dell’articolo è avvenuta senza consenso e a insaputa della redazione, e che a promuoverlo è stato il governo israeliano: 

Come segnalato da diversi lettori e lettrici, che ringraziamo, il contenuto, di natura puramente giornalistica, è stato oggetto di una sponsorizzazione da parte di Igaa, che da ricerca online risulterebbe essere l’Agenzia di pubblicità del governo israeliano. Né la redazione né gli uffici amministrativi di Avvenire hanno intrattenuto rapporti con Igaa, né tanto meno percepito alcun compenso per la realizzazione del contenuto in questione e per la sua diffusione. Quell'articolo, lo ribadiamo, è semplicemente frutto di una valutazione giornalistica, è stato inserito nella cronaca che puntualmente offriamo del conflitto in Medio Oriente e con cui cerchiamo di presentare ai lettori i diversi punti di vista delle parti in esso coinvolte.

Il caso dell’articolo di Avvenire, inserito senza consenso all’interno di una campagna sponsorizzata dal governo israeliano, è allarmante. L’obiettivo è chiaro: dare maggiore autorevolezza a una narrazione governativa, facendo leva sulla fiducia che i lettori ripongono in testate riconosciute.


Cosa sappiamo sul nuovo report del progetto Dinah

Il progetto Dinah è un gruppo israeliano fondato in seguito agli attacchi per chiedere giustizia per le vittime di violenza sessuale. È guidato dalla giurista Ruth Halperin-Kaddari e da Sharon Zagagi-Pinhas, ex procuratore capo militare delle Forze di Difesa Israeliane, e opera sotto il Centro Ruth ed Emanuel Rackman per la Promozione delle Donne presso l'Università Bar-Ilan. Una settimana fa ha pubblicato un rapporto sulle violenze sessuali di Hamas durante l'attacco del 7 ottobre.


Il team del progetto Dinah ha raccolto le testimonianze di 15 ostaggi, 17 testimoni oculari e da 27 soccorritori intervenuti durante l'attacco del 7 ottobre. "I racconti mostrano come Hamas abbia utilizzato la violenza sessuale in modo diffuso, sistematico e tattico come arma di guerra", si legge nel rapporto.


Il rapporto del Dinah Project arriva dopo un report del Consiglio per i diritti umani, un organismo sostenuto dalle Nazioni Unite, pubblicato a marzo di quest'anno in cui Israele veniva accusato di "uso sistematico di violenza sessuale, riproduttiva e di altra violenza di genere" nella Striscia di Gaza.


Non solo, Reem Alsalem, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le ragazze, ha dichiarato in una nota che la commissione speciale delle Nazioni Unite "non è stata in grado di verificare in modo indipendente specifiche accuse di violenza sessuale e di genere a causa dell'ostruzionismo israeliano alle sue indagini. A quanto ho capito, né la Commissione né alcun altro meccanismo indipendente per i diritti umani ha stabilito che la violenza sessuale o di genere sia stata commessa contro gli israeliani il 7 ottobre o a partire da quel momento come strumento sistematico di guerra o come strumento di genocidio".


La campagna mediatica dietro al progetto Dinah

Israele sta cercando in tutti i modi di promuovere il progetto Dinah e il nuovo rapporto pubblicato. E infatti, l'articolo di Avvenire è parte di una campagna mirata più ampia. Attraverso la nostra analisi sul portale Ads Transparency di Google, abbiamo scoperto che la Israeli Government Advertising Agency ha iniziato l'8 luglio una sponsorizzazione dedicata al progetto Dinah. Ha realizzato un video ad hoc targhettizzandolo sotto la categoria Arte e intrattenimento. "Hamas non ha solo invaso, ha fatto uso di violenza sessuale come arma di guerra", spiega il filmato.


Non è la prima volta. Su piattaforme come Instagram, Facebook, TikTok e YouTube, sono infatti comparsi falsi telegiornali che annunciano attacchi di Hamas mai avvenuti, insieme a video che promuovono quella che viene definita “una delle più grandi operazioni umanitarie al mondo da parte di Israele”. Le clip mostrano bambini palestinesi che abbracciano scatoloni di aiuti, mentre si parla della distribuzione di “milioni di pasti” al giorno e dell’arrivo di “migliaia di camion” nella Striscia di Gaza. Questi contenuti sono stati inseriti come annunci pubblicitari anche all’interno di video di influencer e content creator italiani. 


Fonte: fanpage.it - 15 luglio 2025


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