
LE MALETESTE
19 set 2025
Armi dirette in Israele senza autorizzazioni e con il trucco. Ravenna insorge: non si passa! Attenzionati tutti i porti : "Anche tutti i carichi civili diretti e provenienti da Israele devono essere bloccati, anche questi alimentano uno stato genocida e un’occupazione feroce e illegale" -
Pressati dai portuali e dalla mobilitazione della cittadinanza, comune, provincia e regione battono un colpo: bloccati i camion. Tajani: «Non ne so nulla, non è export italiano». Aggirata la legge 185/90, che parla chiaro
di Linda Maggiori, Giuditta Pellegrini
19 settembre 2025
Solo pochi giorni dopo la partecipata manifestazione di martedì scorso a Ravenna, contro il transito di armi e il progetto Undeserc, due nuovi carichi di munizioni sono stati segnalati dai portuali in ingresso nel porto della città romagnola. In qualità di azionisti pubblici di Sapir, il gestore del terminal dei container, il comune, la Provincia e la Regione Emilia Romagna, pressati dalla mobilitazione cittadina, hanno chiesto e ottenuto di non fare entrare i camion.
LO SCORSO 30 GIUGNO, il manifesto aveva scoperto un caso simile in cui le Dogane (dipendenti dal Mef) avevano lasciato passare un carico di munizioni diretto verso Israele senza autorizzazione Uama, appellandosi all’art. 10 bis della Legge 185/90 che disciplina le autorizzazioni ai trasferimenti di materiali d’armamento e che di fatto copre solo i transiti intercomunitari.
In realtà la situazione è simile in tutti i porti. Le tabelle Q che ai sensi della legge 185/90 dovrebbero rendicontare i transiti di armamenti autorizzati, non compaiono nell’ultima relazione ministeriale (2024), né in quelle precedenti. Abbiamo chiesto il motivo all’ufficio nazionale delle Dogane, e la risposta è che non ci sono stati transiti di armi autorizzati nel 2024 dai porti italiani.
Ma di fatto questi transiti sono avvenuti. «Gravissimo – commenta Carlo Tombola di Weapon Watch -, significa che nessun operatore coinvolto in un transito richiede l’autorizzazione. Anche negli anni precedenti al 2024. È una prassi illegale, viola la legge 185/90 e il trattato internazionale sul commercio di armi».
«Sono sempre più necessarie e urgenti prese di posizione chiare e nette da parte del governo», dice il sindaco di Ravenna Barattoni. Dal canto suo il ministro Tajani al question time balbetta che «non serve autorizzazione per nulla che parta dai porti, quindi io non so nulla di cosa è successo perché non sono armi italiane e munizioni italiane».
Andrea Maestri, l’avvocato che segue gli attivisti ravennati che hanno presentato un esposto per il carico del 30 giugno, ribatte: «La legge 185/90 vieta non solo l’export ma anche il transito di armi verso paesi in guerra o in violazione dei diritti umani, ed è sempre necessaria l’autorizzazione per i transiti verso paesi extra Ue».
PER LE ASSOCIAZIONI «è una vergogna che tutto questo sia accaduto per mesi e mesi senza alcun controllo e che solo ora gli enti pubblici si accorgano. Chiediamo di rescindere ogni contratto con le compagnie Zim e Msc che collegano settimanalmente Ravenna a Haifa. Anche tutti i carichi civili diretti e provenienti da Israele devono essere bloccati, anche questi alimentano uno stato genocida e un’occupazione feroce e illegale».
I Giovani Palestinesi e altre associazioni avvertono che il 22 settembre a Ravenna sono previste 5 nuove spedizioni dirette a Haifa e Ashod sulla nave Msc Melani III e chiamano allo sciopero generale e al blocco del porto. La presa di posizione contro il flusso di armi dai porti europei a Israele ha portato il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) a coordinarsi con altri porti europei per sottrarre la propria forza lavoro alla complicità con il genocidio in corso. Il portavoce di Calp Josè Nivoi ha raccontato il processo con cui la rete ha concepito il blocco delle navi con un presidio coordinato, questa estate con i portuali francesi di Fos-sur-Mer, dove erano stoccati 3 container della compagnia israeliana Zim, al cui interno c’erano pezzi di mitragliatrici destinate all’Idf. E poi con i lavoratori del porto di Atene, riuniti sotto la sigla sindacale Enedep.
Al Pireo si attendeva infatti una nave cargo della compagnia cinese Cosco e tre della compagnia taiwanese Evergreen con armamenti diretti a Israele. I lavoratori si erano resi conto che per aggirare la legge le armi venivano smembrate e spedite in pezzi separati, ma in entrambi i casi attraverso presidi coordinati sono riusciti a non far passare i container.
A SOSTEGNO dell’azione unitaria per negare un porto sicuro alle catene di approvvigionamento militari, è anche la piattaforma No Harbour for Genocide (Nhg), nata all’interno della rete Bds International e che proprio in questi giorni ha pubblicato lo strumento affinato di una lista in continuo aggiornamento per tracciare le navi cariche non solo di armamenti, ma anche di beni a duplice uso e carburanti. La piattaforma fornisce informazioni chiave per ogni nave, tra cui nome, numero identificativo, stato di bandiera, compagnia operatrice e paese di base dell’operatore.
«ABBIAMO IDENTIFICATO un elenco di imbarcazioni che mostrano un modello coerente di coinvolgimento nel rifornire il genocidio, l’apartheid e l’occupazione illegale della Palestina da parte di Israele» scrivono i programmatori sui loro canali, il cui team ha trascorso gli ultimi mesi a seguire e identificare le navi e che oggi mette a disposizione degli attivisti «come risorsa per organizzare blocchi portuali coerenti e altre azioni».
Fonte: ilmanifesto.it - 19 settembre 2025




