
LE MALETESTE
3 set 2025
Oggi Marco Cavallo torna a camminare per abbattere un’altra forma di esclusione: i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) e ridiscutere delle carceri e della legge 180 - AUTORI VARI
Marco Cavallo è una grande scultura azzurra, alta circa quattro metri, realizzata nel 1973 dai pazienti e dagli operatori del manicomio di San Giovanni a Trieste, durante l’esperienza di Franco Basaglia. Nella sua pancia, i ricoverati inserirono biglietti con i loro desideri.
Il 21 gennaio 1973 Marco Cavallo fu portato fuori dal manicomio in un corteo che abbatté muri fisici e simbolici. Quel momento divenne il simbolo della lotta contro l’internamento psichiatrico e per la libertà, contribuendo alla riforma che chiuse i manicomi in Italia.
Oggi Marco Cavallo torna a camminare per abbattere un’altra forma di esclusione: i Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR).
Il progetto, lanciato a febbraio, dal Forum Salute Mentale e inserito nella campagna nazionale #180 Bene Comune, ha già raccolto decine di adesioni da associazioni, gruppi, operatori, comitati, attivisti e reti locali e nazionali. Un fronte plurale che chiede con forza la chiusura dei CPR e la fine della detenzione amministrativa.
“Ho parlato a lungo con Marco Cavallo di questo viaggio. Ha cominciato a scalpitare”, racconta Peppe Dell’Acqua, ex direttore del dipartimento di Salute mentale di Trieste e tra i fondatori del Forum. Si era persino risentito che di fronte a tutto quello che sta accadendo nei Cpr, ma anche nelle carceri, non “fosse stato ancora messo in grado di partire”. Siamo davanti a uno dei momenti più difficili per i diritti, aggiunge Dell’Acqua, “che sono già negati, e lo sono ancora di più con le politiche che vengono messe in atto”, ed è per questo che bisogna lanciare un messaggio forte e unico.
Il messaggio del grande cavallo azzurro è denso e doloroso, “se c’è un posto dove è necessario che vada in questo momento sono i Cpr”. Durante il viaggio, finanziato attraverso una campagna di crowdfunding lanciata per coprire i costi ed eventuali imprevisti, a ogni tappa Marco Cavallo sarà accompagnato da un corteo che lo seguirà fino all’ingresso dei Cpr: ci saranno gruppi musicali, parate e le cento bandiere degli scarti, realizzate appunto con materiali di scarto. Verranno inoltre organizzati momenti di discussione che amplificheranno il senso del viaggio.
Nel suo articolo Francesca de Carolis racconta come Marco Cavallo si muova verso i CPR per denunciarne l’orrore. Oggi in Italia ci sono dieci CPR, nati con la legge Turco-Napolitano del 1998 e trasformati nel tempo, fino alla legge Minniti-Orlando e il recente decreto cd. Cutro che hanno prolungato la detenzione fino a 180 giorni.
Denunce recenti della rete Mai più lager – No CPR hanno raccontato l’estate di chi è rinchiuso lì: celle roventi, scabbia che si diffonde senza che le autorità intervengano, ragazzi che tentano il suicidio, autolesionismi ripetuti. E ancora le denunce di pestaggi notturni con manganelli, come quello che a maggio ha colpito un giovane con problemi psichici e fisici, o la violenza contro S., ventenne che a fine agosto si è procurato tagli profondi e, dopo aver chiesto aiuto e filmato la risposta sprezzante degli agenti, è stato picchiato per strappargli il cellulare dalle mani.
Il viaggio toccherà il 5 Trieste, il 6 Gradisca, e poi Milano, Roma, Palazzo San Gervasio, Brindisi e Bari, con iniziative pubbliche e momenti di confronto documentati sul Forum Salute Mentale.
Questo viaggio si intreccia con la campagna “180 Bene Comune. L’arte per restare umani”, promossa dal Forum Salute Mentale. La legge 180 non è soltanto quella che ha chiuso i manicomi, ma un presidio di civiltà che riguarda tutti: parla di diritti, di riconoscimento dell’altro, della capacità di convivere tra diversità – dentro e fuori di noi.
Oggi, mentre si tenta di dimenticare quella legge, i CPR rischiano di diventare le nuove istituzioni della segregazione e della violenza sociale. È per questo che Marco Cavallo ha deciso di rimettersi in viaggio. Ha nitrito di rabbia nell’apprendere cosa accade dentro questi luoghi, con il desiderio di abbatterne i muri.
Fonti: meltingpot.org e altreconomia.it




