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17 mar 2025
Inizia lâinchiesta sullo spyware Paragon. In pericolo tante vite. Sullo sfondo il dossier Libia - UGO DINELLO
di Ugo Dinello
Guardarsi in faccia e pensare alle persone in pericolo di vita a causa di un reato portato avanti dal nostro governo. MercoledĂŹ 19 marzo, nel giorno del suo onomastico Beppe Caccia, 57 anni, lâarmatore della âMare Jonioâ, il rimorchiatore di salvataggio della Ong Mediterranea Saving Humans impegnato nel soccorso a chiunque sia in pericolo nel canale di Sicilia, si troverĂ di fronte alla polizia postale, incaricata dalla Procura ordinaria e da quella antiterrorismo di Venezia delle indagini tecniche sullo spionaggio a cui è stato sottoposto da parte del governo italiano. UnâattivitĂ illegale che espone ora a pericoli mortali i testimoni che erano in grado di ricostruire i traffici di generali, spioni, politici e petrolieri nella grande cloaca politico-energetico-militare che si sta dimostrando la gestione del âDossier Libiaâ.
PerchĂŠ è chiaro che solo il governo italiano risponde dellâoperato dei servizi segreti e delle forze di polizia e sono proprio questi che hanno inserito nel cellulare di Caccia il programma di spionaggio âGraphiteâ, lâormai famoso âspywareâ della societĂ israelo americana Paragon Solutions, capace non solo di inserirsi in qualsiasi apparecchio elettronico senza nemmeno il bisogno di cliccare sui temutissimi link, registrare e spiare quanto fate o dite, ma in grado anche di âprendere possessoâ delle vostre cose e del vostro pensiero, inviando ad esempio messaggi e mail a vostro nome senza che voi ve ne possiate accorgere, copiare la vostra voce con lâausilio di sistemi di intelligenza artificiale e farvi dire quello che vuole lui a chi vuole lui.
Una vera e propria âmacchina da guerraâ sul mercato militare, creata per scopi militari e che â secondo Paragon â viene fornita, a costi stratosferici, âsolo a governi alleati (verrebbe da chiedersi âdi chi?â) che abbiano standard democratici consolidati per obiettivi legaliâ, quindi che, proprio per avere un uso legale in Italia, va autorizzata da un magistrato e mai per intercettare giornalisti.
Che non sia stato cosĂŹ lo dimostra il messaggino che la piattaforma Whatsapp ha inviato il 31 gennaio a 90 persone di 13 Paesi europei: âCi avvertiva â spiega Caccia _ che da dicembre Meta (titolare di Whatsapp) aveva rilevato attivitĂ di intercettazione nei nostri confronti e ci informava anche che se eravamo giornalisti o attivisti politici o sociali, potevamo rivolgerci al Citizen Lab dellâUniversitĂ di Toronto, unâimportantissima istituzione accademica canadese che si dedica alla protezione di attivisti e giornalisti da attacchi informatici o spionaggioâ: un gruppo di 50 ricercatori costituito dopo âlâaffaire Pegasusâ, che dispone di programmi autoprodotti per rilevare le piĂš sofisticate operazioni illegali e che è stato capace di tirare una bacchettata sulle mani a chi usava il programma Graphite. âProprio grazie al rapporto instaurato con il Citizen Lab â continua Caccia â abbiamo saputo che lâintrusione câera stata ed era stata massiccia, ma anche che Paragon concede lâuso di Graphite solo dopo che i governi âalleati e democraticiâ firmano lâaccettazione di un codice eticoâ.
La risposta del governo italiano arriva lo scorso 5 febbraio, con una nota non firmata, ma riconducibile al sottosegretario con delega ai servizi segreti, Alfredo Mantovano, che smentiva lo spionaggio nei confronti di giornalisti e che affidava le indagini âalle agenzie di cybersicurezzaâ, quindi alle stesse sospettate di aver organizzato le intercettazioni attive.
Poco dopo, Paragon Solutions, in una nota affidata ai quotidiani âGuardianâ, britannico, e âHaaretzâ, israeliano, fa sapere che la societĂ aveva rescisso i contratti con âdue agenzie del governo italiano per violazione del codice eticoâ. A questo punto non può non venire in mente che le âagenzieâ di spionaggio in Italia sono solo due, Aisi (Agenzia informazione per la sicurezza interna) e Aise (per quella estera). Forse giĂ una prova di chi è lâautore dello spionaggio. Ma anche di chi sono i mandanti o comunque i responsabili: entrambi le agenzie rispondono direttamente alla Presidenza del Consiglio dei ministri della Repubblica.
âLa risposta del governo è stata fumosa. â nota Caccia â Il ministro per i Rapporti con il Parlamento (Luca Ciriani) â ha prima detto che non câera stata alcuna rescissione con Paragon, poi la sera della finale di Sanremo, il 15 febbraio, alle 21.30 un lancio Ansa annunciava che il governo aveva confermato la rescissione del contrattoâ.
Di qui il balletto di Ridolini: tutte le forze di polizia hanno dichiarato di non avere lâautorizzazione allâuso di Graphite (anche per i costi spropositati dello spyware proprio quando lo stesso governo chiede la restrizione allâuso delle intercettazioni per i loro âcosti immaniâ), mentre ancora il sottosegretario Mantovano ricompariva dallâombra per annunciare che la questione non sarebbe stata discussa in Parlamento perchĂŠ conteneva informazioni classificate, demandando la cosa al Copasir (il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), per finire con il ministro della Giustizia Carlo Nordio che in piena tempesta si limitava a dire che âla polizia penitenziaria non aveva in uso Graphiteâ.
Insomma, il classico pasticcio allâitaliana, una cortina fumogena sicuro preambolo per fare cadere la questione nel dimenticatoio.
âProprio per evitare questo io e gli altri intercettati italiani finora emersi dai controlli di Whatsapp abbiamo presentato denuncia alla Procuraâ, spiega Caccia, âimitati solo dallâOrdine e dal sindacato dei giornalistiâ.
Guardiamo quindi i cinque intercettati che hanno presentato denuncia. Oltre a Caccia ci sono Luca Casarini, storico leader dei disobbedienti e tra i fondatori di Mediterranea di cui è nel Consiglio direttivo, che ha presentato denuncia a Palermo; Francesco Cancellato, giornalista, direttore del quotidiano online Fanpage, cioè la testata che ha svolto le inchieste piĂš esplosive sulla gestione dei rifugiati in Italia ed Europa, che ha presentato denuncia a Napoli; don Mattia Ferrari, sacerdote cattolico modenese, cappellano di bordo di Mediterranea Saving Humans, che ha presentato denuncia a Bologna e David Yambio, giovane rifugiato Sud sudanese, presidente della Ong âRefugees in Libyaâ che raccoglie le testimonianze delle violenze, torture, stupri e omicidi subiti da uomini, donne e bambini nei campi di prigionia libici (sovvenzionati dal nostro governo).
Ma Yambio è anche la stessa persona che al Parlamento Europeo aveva spiegato come lui nel 2019, allâarrivo in Libia in fuga dai massacri del Sudan, era stato catturato dalla milizia guidata dal boia libico Osama Almasri, torturato nella prigione di Mitiga (controllata dallo stesso Almasri) e costretto alla schiavitĂš. Non solo. Al Parlamento di Strasburgo Yambio ha testimoniato: âSono stato torturato proprio da Almasri e ho assistito agli omicidi di molte altre personeâ.
Ă da questo punto che il giovane rifugiato ha cominciato a âdare fastidioâ al governo Meloni. Yambio ha iniziato, giĂ in Libia, a documentare le violazioni dei diritti umani ânella speranza che arrivasse giustiziaâ, e â da quando ha fondato Refugees in Libya â a âlavorare con istituzioni internazionali, organi giudiziari, inclusa la Corte penale internazionale (Cpi), per garantire che possano fare qualcosa perchĂŠ sono la nostra unica speranzaâ.
La decisione del governo italiano di non consegnare il suo torturatore a LâAia, ma anzi di rimandarlo con un volo di Stato libero in Libia, lâha âdevastatoâ. Davanti agli eurodeputati il giovane attivista non ha usato mezzi termini: âIl primo ministro Giorgia Meloni, i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario Alfredo Mantovano sono immediatamente responsabiliâ, ha attaccato. E poi ha posto âlaâ domanda, quella che fa tremare i polsi: âLe notizie che questi servizi segreti hanno estrapolato dal mio telefono a chi sono state date? Forse al mio torturatore che sta continuando la sua attivitĂ contro tante persone inermi?â
âOra â rivela Caccia â sembra imminente una rogatoria internazionale con Meta (titolare di Whatsapp, Paragon e il Citizen Lab). Abbiamo assistito a unâattivitĂ di spionaggio sofisticatissima contro chi stava cercando di fare chiarezza sul ruolo svolto dalle istituzioni democratiche italiane nel grande âbuco neroâ del dossier Libia oltre che contro chi cerca di salvare vite umane nel Mediterraneoâ.
Una lista di spiati che sembra destinata ad allungarsi. âLa sgradevole sensazione che questa attivitĂ illegale contro persone attive nella difesa dei diritti umani non sia un caso isolato câè â dice Caccia â e che questo sia collegato allâarresto e rilascio di Almasri, un ricercato dalla Corte penale internazionale per crimini contro lâumanitĂ con ben 38 capi dâimputazione, si fa via via piĂš concreta. Si sta cercando di coprire qualcosa dâindicibile nei comportamenti dei governi italiani, della Ue e di altri apparati in Libia e nel Mediterraneoâ.
Dal punto di vista tecnico non è ancora chiaro se tutta lâattivitĂ di spionaggio sia legale o illegale. Per il caso del direttore di Fanpage, Cancellato, è sicuramente illegale dato che la Legge europea âAtto sulla libertĂ dei mezzi dâinformazioneâ vieta questo genere di operazioni. Ma anche nel caso degli altri quattro spiati lâintercettazione da parte dei servizi segreti devâessere autorizzata su richiesta del governo dal Procuratore generale presso la Corte dâappello di Roma per reati come il terrorismo o situazioni di imminente pericolo per la sicurezza nazionale.
âSe la cosa è legale, cioè se câè stata lâautorizzazione del magistrato, vorrei guardare negli occhi chi lâha richiesta e chi lâha autorizzata â spiega Caccia â vorrei chiedere loro se pensano veramente che attivitĂ che costituiscono la difesa dei diritti fondamentali della persona sia paragonabile da questo governo al terrorismo. Se proteggere le vite di uomini, donne e bambini sia per gli attuali governanti un pericolo per la sicurezza nazionale o un atto di terrorismoâ.
Ma ancora piĂš grave sarebbe se lâattivitĂ fosse completamente illegale, cioè se fosse stata portata avanti (come nel recente passato sotto il governo Berlusconi) senza lâautorizzazione di un magistrato, cioè se fossero tornati i servizi deviati che furono tanto attivi non solo durante gli anni di piombo e delle stragi di Stato, ma anche da quelli paralleli del caso Pollari â Pompa â Farina.
âUna vicenda inquietante per lo stato di salute della democrazia â attacca Caccia -se emergesse il controllo illegale delle organizzazioni che si battono per i diritti civili vorrebbe dire che il âmalawareâ politico è stato iniettato di nuovo allâinterno del sistema democraticoâ.
Quante altre persone e chi potrebbe essere stato intercettato dai servizi con Graphite o altri sistemi?
âCredo che altre cose stiano per emergere â racconta Caccia â con Amnesty International e il Citizen Lab stiamo facendo un enorme lavoro sulla mappatura dei telefoni e dei computer. I 90 scoperti da Whatsapp sono la punta dellâiceberg di attivitĂ operative che vanno a colpire il dissenso, cioè il pensiero non allineatoâ.
Infine il pensiero torna ancora a chi, da questa attivitĂ , è stato messo in pericolo di vita. âNel telefono mio, di Luca Casarini, di don Mattia e di David Yambio ci sono i contatti e le storie di persone che si trovano ancora in Libia e che, rischiando, hanno accettato di esporsi, di testimoniare davanti alla Corte penale internazionale. Ora la loro vita è appesa a un filo per colpa di unâazione illegale di uno stato democratico che ha rimandato libero con un volo di Stato il boia della base-prigione di Mitiga e che magari gli ha passato proprio queste informazioniâ.
fonte: https://www.articolo21.org/2025/03/inizia-linchiesta-sullo-spyware-paragon-intervista-a-beppe-caccia-sullo-sfondo-il-dossier-libia/ - 16 mar. 2025




