
LE MALETESTE
10 set 2025
Canti diversi che gridano contro il crimine della guerra, la perdita di umanità, il genocidio, dalla Shoah del popolo ebraico fino al genocidio del popolo palestinese, passando per gli orrori della guerra dei Balcani, raccolti e commentati da PIERA ELLI
di Piera Elli*
primi di settembre 2025
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo ....
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.
...scriveva Primo Levi, all'indomani della sua liberazione dal campo di concentramento, per ricordare agli indifferenti che nel silenzio generale era stato messo in atto un vero e proprio genocidio, e che senza memoria tutto avrebbe potuto ripetersi... "Mai più!" diceva ognuno seduto sulla sua comoda poltrona.
...i mortai serbi mieterono la fila per il pane
e le croste sanguinanti rimasero
sull'asfalto con i cadaveri smembrati.
E ai loro piedi i crateri delle granate
che fecero strage sono pieni d'acqua
per la pioggia che è caduta tutto il giorno
anche se ora le nuvole si son tolte d'attorno,
lasciando sopra Sarajevo un firmamento
che pare fatto apposta per un bombardamento.
Nelle pozze dei crateri il ragazzo vede
i pezzetti e le schegge delle Pleiadi,
riflesse nei profondi buchi neri della morte
lasciati nell'asfalto dalle granate serbe.
La sagoma scura del giovane accompagna l'amica
a dividere un singolo caffè in una bottega,
fino al coprifuoco e lui le tiene la mano
dietro ai sacchi di sabbia già usati per il grano.
Ricorda il poeta bosniaco Izet Sarajlić, quando la sua amata Sarajevo era presa d'assedio, e lui combatteva per tenere in vita il cuore della sua città, organizzando serate di poesia sotto il cielo rischiarato dai traccianti, perché la vita doveva "vivere"...
"Mai più!", si diceva ancora, davanti alle immagini dei civili che, camminando a zig zag per sfuggire ai cecchini, andavano in cerca di pane al mercato.
Oggi, a scrivere sono anche i poeti di Gaza, per farci aprire gli occhi su quello che i nostri occhi vedono ma non registrano, su quello che le nostre orecchie sentono ma non capiscono...
Cosa significa essere poeta in tempo di guerra?
Significa chiedere scusa,
chiedere continuamente scusa, agli alberi bruciati,
agli uccelli senza nidi, alle case schiacciate,
alle lunghe crepe sul fianco delle strade,
ai bambini pallidi, prima e dopo la morte
e al volto di ogni madre triste,
o uccisa!
Cosa significa essere al sicuro in tempo di guerra? Significa vergognarsi,
del tuo sorriso,
del tuo calore,
dei tuoi vestiti puliti, delle tue ore di noia,
del tuo sbadiglio,
della tua tazza di caffè,
del tuo sonno tranquillo,
dei tuoi cari ancora vivi, della tua sazietà,
dell'acqua disponibile, dell'acqua pulita,
della possibilità di fare una doccia,
e del caso che ti ha lasciato ancora in vita!
Mio Dio
non voglio essere poeta in tempo di guerra.
(Hend Joudah - classe 1983, poetessa dal campo profughi
di Al-Breij, Gaza)
Una madre a Gaza non dorme...
Ascolta il buio, ne controlla i margini, filtra i suoni uno ad uno
per scegliere una storia che le si addica,
per cullare i suoi bambini
E dopo che tutti si sono addormentati,
si erge come uno scudo di fronte alla morte
Una madre a Gaza non piange
Raccoglie la paura, la rabbia e le preghiere nei suoi polmoni,
e attende che finisca il rombo degli aerei,
per liberare il respiro
Una madre a Gaza non è come tutte le madri
Fa il pane con il sale fresco dei suoi occhi...
e nutre la patria con i suoi figli.
(Ni'ma Hassan - scrittrice, poetessa e assistente sociale originaria
di Rafah, Gaza, attualmente sfollata a Mawasi Khan Younis)
La bambina il cui padre è stato ucciso
mentre portava un sacco di farina
sulla schiena
continuerà a gustare
il sangue di suo padre
in ogni pane.
(Haidar Al-Ghazali – 20 anni, poeta a Gaza)
Non ci siamo scomodati davanti ai campi di concentramento in Europa, dove venivano incenerite milioni di persone.
"Non lo sapevamo", "non potevamo immaginare", si diceva.
Abbiamo poi visto tutti, con i nostri occhi, l'assedio di Sarajevo, quello che appariva come un assedio medievale; la città doveva morire di fame. Era aldilà della frontiera, c’era un filo immaginario che separava l'Europa dai Balcani: "Sono sempre stati esplosivi i Balcani" e così ci si lavava la coscienza e si autorizzavano i bombardamenti. Con l'utilizzo anche dei nostri aeroporti.
.. Arrivano tutti i giorni, in Italia, alle porte dei nostri paesi, persone che percorrono migliaia e migliaia di chilometri con nel cuore il sogno di poter vivere una vita dignitosa, fuggendo da persecuzioni, dalla fame, dalle guerre, per dare un respiro al richiamo della vita, e noi? Noi diciamo che non hanno diritto ai sogni... le respingiamo, oppure le rinchiudiamo in campi di concentramento in miniatura che chiamiamo CPR (Centri di Permanenza per il Rimpatrio).
Arrivano dall'altra sponda del Mediterraneo, il mare culla della civiltà occidentale, il mare che univa mondi diversi, lungo le cui rive gli antichi si mescolavano e si scambiavano merci e saperi. Quel mare adesso divide i popoli e sembra separarci da un altro massacro che vediamo ma non vogliamo vedere, e che qualcuno talvolta intenderebbe giustificare.
Siamo bravi a trovar escamotages e vie di fuga alle nostre mancanze, a puntare il dito su quelle che riteniamo siano le mancanze degli altri..
In questo momento una madre farà sicuramente da scudo ai figli, veglierà su di loro e impasterà il pane con il sale delle sue lacrime, una bambina mangerà pane intriso del sangue di suo padre, mentre noi ce ne restiamo ancora una volta seduti nelle nostre comode case a ripetere un altro, l’ennesimo "Mai più!"...
p.s.
C'è chi ha avuto però il coraggio, e il senso civico, di fare, e vengono alla mente fulgidi esempi di persone che nascondevano i perseguitati durante l’ultima guerra mondiale, dei costruttori di pace che arrivavano in carovane nella ex-Yugoslavia smembrata, di chi non ha mai lasciato sola la gente di Gaza, come hanno fatto Vittorio Arrigoni e i tanti che sono rimasti umani, che attraversano in queste ore il mare nell’eroica impresa di far tacere le armi e restituire dignità ad un popolo in pericolo.
PIERA ELLI
Italia, primi di settembre 2025
*Piera Elli, attivista per i diritti umani,
scrive e commenta di passato e presente,
con un occhio pervaso di intima, autentica, umana passione




