
LE MALETESTE
30 dic 2025
L’intelligence di uno Stato accusato di genocidio finisce per orientare le valutazioni di un tribunale della Repubblica Italiana? Tali materiali forniti vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità? - AUTORI VARI
di Dario Salvetti
28 dicembre 2025, 18.45
Se dunque la Palestina non è libera, non lo siamo nemmeno noi. L'intero apparato che sostiene il genocidio è qua, tra noi, si fa consuetudine e diritto e sdogana nuovi livelli di repressione e autoritarismo.
Noi non ci possiamo permettere di "testimoniare" opinioni. O ci attrezziamo per renderle rapporti di forza o ogni movimento lasciato a metà, determina il ritorno di fiamma della vecchia società, in forme ogni volta più spaventose.
Il caso di Palestine Action in Gran Bretagna, l'azzeramento dei conti di Soccorso Rosso in Germania, e infine gli arresti di questi giorni in Italia, estendono e sdoganano l'uso del termine terrorista per annichilire potenzialmente qualsiasi forma di opposizione, solidarietà, resistenza.
Niente che non si sia già visto in altri campi: contro il soccorso in mare, contro il movimento di lotta per la casa, nel ddl, nella censura contro chi non vuole la guerra in Ucraina. Niente di nuovo, ma ogni volta qualcosa di nuovo in più.
Non siamo di fronte a qualche procura zelante o a qualche circolare ministeriale dove si chiede qualche testa da mostrare al pubblico. Anche, certamente.
Ma siamo soprattutto di fronte a un contagio, una metastasi, una sionistizzazione del già flebile diritto liberale.
Il fatto che si venga indagati in Italia in base a notizie e definizioni dettate da uno Stato indagato per genocidio che decide quali organizzazioni del popolo che deve annientare sono annientabili "per terrorismo", la dice lunga.
Ci fosse qualcosa che assomiglia a concetti come "fronte democratico", "popolo democratico", "sinceri democratici", dovrebbe ora far scattare tutti gli allarmi. E invece, un intero armamentario costruito in quasi due decenni di "alleanze necessarie" per battere la destra autoritaria, risulta oggi muto, balbettante. Più importante il quieto vivere con qualche sionista dentro la coalizione, che affermare i più basilari funzionamenti della democrazia (perfino di quella liberale).
Quanto a noi. Quanto a noi. Il dirigente massimalista del Psi Serrati spiegando l'incredibile e repentino cambiamento dei rapporti di forza dal biennio rosso a quello nero diceva all'incirca: noi abbiamo abbaiato e loro mordono.
Ora, il paragone storico contiene mille differenze, per carità. Ma un concetto rimane. Per un movimento di massa passare da una simile forza a un simile riflusso non è salutare. E' come provocare l'avversario e poi lasciarlo regolare i conti.
E quel che è chiaro è che quei due mesi di movimento li hanno provocati tantissimo. Non perdonano l'idea che si sia creata una congiuntura così forte tra mutualismo in mare, popoli oppressi e sciopero della classe nei cosiddetti paesi "occidentali". Non lo perdonano. E faranno di tutto per cancellare quell'attimo.
Ma il punto è questo. Se un andamento così esplosivo del movimento coincide con lo spirito dei tempi, se in pratica noi siamo destinati ad essere mossi solo dall'indignazione emotiva dei social, allora bisogna dire che nulla mai cambierà. Visto che il lato emotivo non può essere l'unico che sorregge un movimento. Anzi, a quel punto, tanto vale non prendersi troppo sul serio.
Se il movimento invece è stato talmente spontaneo che niente e nessuno poteva determinare un suo sbocco differente da questo improvviso riflusso, allora abbiamo assistito a una esplosione spontanea in cui le organizzazioni hanno poco da intestarsi e poco da rimproverarsi. Poco da intestarsi e poco da rimproverarsi.
Se invece, il ruolo delle organizzazioni c'è stato, e se il ruolo delle direzioni organizzate è quello di imbastire la fase di espansione ma anche di gestire con sapienza le fasi dove si rifiata, evidentemente qualcosa ha "cozzato".
Prima di tutto bisognerebbe chiedersi se e come è stata gestita la fase in cui il movimento doveva passare dal mutualismo in mare a quello in terra. Se le organizzazioni della classe ad esempio hanno pensato che l'esperienza della flotilla ci obbligasse a una fase di ristrutturazione mutualistica e conflittuale del nostro modo di agire.
E chiedersi se si è interpretato correttamente il passaggio dalla fase della lotta "per la Palestina", all'articolazione delle lotte sociali "con la Palestina". O ci si è limitati a tornare il prima possibile alla "vecchia" routine, basata sulle forme della "loro" democrazia (quella appunto in piena torsione autoritaria).
Sia come sia, le domande e le risposte sono molteplici e non è un post che le può dare. Ma è bene farsele e provare a darsele.
Altrimenti ci troveremo a rispondere a un simile livello di repressione, replicando gli errori e quelle modalità che forse, invece di attenuare il riflusso, l'hanno in parte favorito.
di Francesco Piobbichi
29 dicembre 2025, 12.42
Non mi aspettavo niente di diverso dal campo largo, era chiaro che avrebbero fatto dichiarazioni di presa distanza se non di piena approvazione per l'azione repressiva per chi ha organizzato la solidarietà con la Palestina .
È tipico dei partiti elettorali della sinistra governativa muoversi in questa direzione.
La destra invece il punto lo tiene eccome quando finisce sotto inchiesta accusando la magistratura e via di seguito.
È un tema serio questo, che indaga la subalternità ideologica di una cultura politica al sistema nel suo complesso, le relazioni di compatibilità di una classe politica oramai integrata nella gabbia del politicamente corretto e del rispetto dello Stato.
Occorre semplicemente prendere atto che questa classe politica formatasi dentro questa storia è sostanzialmente incapace di tenere il punto quando il gioco si fa duro sul terreno politico complessivo. Tutto qui.
Non è polemica, è un dato di fatto.
Il problema che abbiamo però non è legato a questo, ma alla nostra incapacità complessiva, che registriamo da decenni, di tradurre in termini di direzione politica generale, l'insorgenza che si è prodotta.
È su questo che diventiamo deboli, perché quando l'insorgenza si sgonfia ritorniamo al punto di partenza. A me impressiona che nessuno ci rifletta sul fatto che non c'è nessun soggetto sociale in campo e che questo apra un vuoto di prospettiva .
Il punto vero su cui discutere è questo, ed è un problema enorme che abbiano davanti.
di Assopace Palestina
28 dicembre 2025, 15.13
Il CRED (Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia) esprime forti perplessità per le misure cautelari emesse nei confronti di Mohammed Hannoun e di altri attivisti impegnati nella solidarietà con la popolazione palestinese.
L'impianto accusatorio palesa un elemento di eccezionale criticità: una parte rilevante delle contestazioni si fonda su documentazione prodotta dall’esercito israeliano nel corso di operazioni militari condotte nella Striscia di Gaza. Tali materiali vengono recepiti come prove documentali senza un effettivo vaglio di terzietà, attendibilità e verificabilità.
Israele non è un soggetto neutrale né una semplice “parte in conflitto”. È uno Stato attualmente sotto scrutinio per genocidio davanti alla Corte Internazionale di Giustizia e destinatario di misure provvisorie vincolanti. Questo dato giuridico non può essere ignorato nel momento in cui le sue forze armate producono materiale probatorio destinato a incidere sulla libertà personale di cittadini e residenti in Italia.
Si tratta di documenti formati in un contesto radicalmente incompatibile con le garanzie del giusto processo: assenza di contraddittorio e produzione da parte di un apparato militare direttamente coinvolto in crimini oggetto di indagine internazionale. Il loro utilizzo determina un grave slittamento tra cooperazione giudiziaria e recepimento acritico di intelligence militare.
Particolarmente allarmante è la qualificazione di attività di assistenza umanitaria come “finanziamento al terrorismo”, fondata sull’inclusione delle organizzazioni beneficiarie in liste predisposte da un governo straniero. In tal modo, l’etichettamento politico sostituisce l’accertamento giudiziale: se l’esercito israeliano qualifica un soggetto come “familiare di un terrorista”, tale definizione viene assunta come presupposto di reato dal giudice italiano, senza alcuna verifica autonoma.
In questo quadro, l'azione penale sembra piegarsi a una rilettura unitaria di oltre vent’anni di attività, tentando di dare rilievo penale a fatti già oggetto di passate archiviazioni. L'uso di presunti “nuovi elementi” forniti dall’esercito israeliano dopo il 7 ottobre 2023 configura una sorta di "clima di emergenza interpretativa" che travolge i principi di legalità e certezza del diritto, agendo retroattivamente su condotte nate come solidarietà lecita.
Ciò che si delinea è un caso paradigmatico di lawfare: l’uso del diritto penale come proiezione di una strategia politica e militare esterna, in cui l’intelligence di uno Stato accusato di genocidio finisce per orientare le valutazioni di un tribunale della Repubblica Italiana. È un corto circuito istituzionale che compromette la sovranità della funzione giurisdizionale.
Il CRED richiama la magistratura al rispetto rigoroso dei principi di autonomia e indipendenza. L’accertamento penale non può fondarsi su prove prodotte da un apparato militare in guerra, né su etichette politiche. In gioco non vi è soltanto la posizione degli indagati, ma la tenuta dello Stato di diritto e il confine, sempre più fragile, tra giustizia e guerra giuridica.
di Silvia Salis Sindaca
29 dicembre 2025, 14.18
Avevo scelto il silenzio sulle indagini che hanno portato all’arresto di Mohammad Hannoun, con l’accusa di finanziamento ad Hamas, perché le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche.
Ma in queste ore sta circolando un racconto falso, costruito con fotomontaggi e insinuazioni, che ha superato la soglia della tollerabilità.
Non sono mai andata in piazza con altri sindaci ad ascoltare Hannoun il 17 settembre. In quella giornata abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante iniziative di Music for Peace, senza alcun contatto con Hannoun, né allora né in altre occasioni. Se lui ha parlato, lo ha fatto dopo che io e gli altri sindaci avevamo già lasciato la piazza. Querelerò chi diffonde notizie inventate e chiedo agli altri sindaci di seguirmi.
Secondo la destra non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino. Che cosa dovremmo dire, allora, di chi siede nelle aule istituzionali accanto a colleghi indagati anche per corruzione o che ha fatto parte di giunte sciolte anche a seguito di indagini della magistratura?
Noi non siamo così.
Se le accuse verranno confermate, sarà un danno enorme: per la popolazione palestinese; per chi, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, è stato ingannato a beneficio dei terroristi; per associazioni come Music for Peace, che non hanno nulla a che vedere con l’inchiesta e stanno facendo un lavoro straordinario di aiuto umanitario, con tonnellate di materiali che sono ancora bloccati in Giordania, in attesa di arrivare a destinazione.
Non prenderò mai alcuna distanza da uno straordinario movimento di solidarietà per la popolazione palestinese nato a Genova e del quale sono profondamente orgogliosa.
di Luca Casarini
28 dicembre 2025, 10.32
La profezia di prevenzione
Viviamo un tempo difficile, un tempo di guerra che fa scivolare tutto verso lo stato di polizia. L’operazione “antiterrorismo” degli ultimi giorni, non ne è esente. Se è vero, come si legge, che le prove contro gli arrestati le ha fornite Israele, gli apparati di sicurezza di uno stato estero che, come incredibilmente scrivono i pubblici ministeri “ha commesso gravi crimini contro il popolo palestinese” ( non avevo mai visto prima un mandato di cattura scritto così ), beh allora è tutto poco limpido.
Sono le informazioni fornite dal Mossad e dallo Shin Bet, a motivare l’accusa contro Hannoun e gli altri arrestati in via preventiva: le associazioni umanitarie operanti a Gaza che venivano finanziate, sono articolazioni di Hamas e dunque, a prescindere, terroristiche.
Quindi un primo dato: l’oggetto non sono presunte attività terroristiche in Italia, o in Europa, che gli arrestati si preparavano a compiere, ma presunte attività terroristiche, definite tali da uno Stato estero che nel mandato di cattura stesso è definito come responsabile di crimini contro l’umanità e sottoposto al giudizio ( con mandati di cattura contro Nethanyau e i suoi ministri che nessuna polizia di un altro Stato occidentale mai eseguirà) della Corte Penale Internazionale.
Ora io immagino, anzi lo so per certo, che molte persone e organizzazioni abbiano mandato fondi ad altrettante organizzazioni umanitarie che operano in Israele. Non parlo delle istituzioni vere e proprie, università, governo, fondazioni varie che pure lo hanno sempre continuato a fare. Non parlo di aziende, come quelle di armamenti o di spionaggio, che godono di fortissime relazioni con Israele, mai messe in discussione nonostante i crimini contro l’umanità che quest’ultimo continua a commettere. Parlo di gruppi più o meno sconosciuti, di associazioni di persone che inviano fondi per progetti gestiti da loro riferimenti in Israele. Se qualcuno dicesse che le associazioni umanitarie israeliane sono una articolazione dello Stato criminale di Israele, e dunque chi finanzia loro finanzia uno sterminio di gente innocente a Gaza? O finanzia indirettamente gli assalti armati dei coloni israeliani in Cisgiordania? Le persone che inviano aiuti o soldi sarebbero perseguite anch’esse qui in Italia?
Se dalle intercettazioni delle loro conversazioni telefoniche o ambientali, saltasse fuori che qualcuno avesse approvato i bombardamenti su Gaza, l’uccisione indiscriminata di civili, l’auspicio che i palestinesi “possano morire tutti”, sarebbero scattati gli arresti come per Hannoun ?
Si sono realizzati convegni in Italia, ad opera di associazioni di appoggio al governo israeliano, che hanno detto questo direttamente. Ci sono ministri di quel governo che lo dichiarano ogni giorno: “ dobbiamo ucciderli tutti”. Eppure la “polizia di prevenzione “ non applica lo stesso metodo. Ci sarà molto materiale per il Tribunale di sorveglianza e per gli avvocati della difesa degli arrestati di questi giorni.
Io non sono d’accordo con loro penso su niente, ritengo che Hamas sia una organizzazione fondamentalista islamica legata agli Ayatollah iraniani e alle peggio petromonarchie assolutiste del medio oriente. Il 7 ottobre per me è stata una carneficina orribile, ingiustificabile dal punto di vista umano prima che militare o politico.
Ma allo stesso tempo penso che il governo israeliano usando gli apparati dello Stato di Israele, abbia commesso e stia commettendo crimini contro l’umanità, atti genicidiari, omicidi di massa, torture, stupri nelle carceri, arresti aribitari di bambini nella sua guerra “al popolo palestinese”, non solo ad Hamas.
E dunque? Come Mediterranea siamo presenti fisicamente con attiviste ed attivisti in Cisgiordania, nella Massafer Yatta. Sosteniamo associazioni palestinesi. Lottiamo al loro fianco per impedire gli assalti armati dei coloni e dell’esercito.
Non dubito che il Mossad e lo Shin Bet possano averci schedato come “fiancheggiatori dei terroristi”. Il caso Paragon poi, quello dello spionaggio operato dai servizi italiani nei nostri confronti, ci ha rivelato che tutto il “materiale” delle intercettazioni di anni, e’ in mano anche al Mossad, perché la “ cybersicurezza“ è stata appaltata dall’Italia ad Israele, e alle sue aziende d’eccellenza come Paragon Solutions dal 2020.
Dunque a me sembra che su questa vicenda della “grande operazione antiterrorismo”, insistano alcune cose: primo la politica, non lo stato di diritto o la sicurezza.
Si sono eseguiti arresti per procura, su mandato di uno Stato estero, e sulla base delle informazioni di servizi segreti esteri. Peccato che lo Stato in questione sia non solo in guerra, ma abbia i suoi apparati di sicurezza, militari e civili, in mano ad un governo criminale che continua a violare ogni norma del diritto internazionale e ogni principio di giustizia e umanità.
Secondo: il governo italiano, attraverso i servizi segreti che dirige e la polizia di prevenzione che agisce sotto il suo comando, ha “costruito le carte” e “convinto” dei magistrati ad emettere i mandati di cattura. Si vede da come sono scritti i mandati da quei magistrati, che c’erano dei dubbi e forti anche. Tanto da far infuriare la destra di governo.
Dentro quei mandati, per come sono scritti, c’è “l’uovo del serpente”. Cioè un buon aggancio per la difesa degli arrestati, il passaggio sulle attività criminali di Israele, che qualcuno dei magistrati firmatari ha voluto inserire. Esternando anche i suoi problemi di coscienza difronte ad una forzatura che poco ha a che fare con lo stato di diritto.
Terzo: il governo italiano, dopo la vicenda della flottilla e le grandi manifestazioni italiane contro il genocidio, ha deciso di agire ad ogni livello per “smontare” quel movimento. Significa agire legalmente e illegalmente, come fa uno Stato contro quella che viene definita una “minaccia alla sicurezza nazionale”. Legalmente mettendo sotto osservazione persone attive in quel movimento, illegalmente costruendo un immaginario e dei “teoremi giudiziari “ che possano portare in galera , privare della libertà, quelle ed altre persone.
Qual è lo scenario politico ideale sul quale agire per tentare di far dissolvere la protesta? La sbandierata saldatura tra il fondamentalismo islamico e il movimento di opposizione al genocidio, allo sterminio.
Il target del governo non sono tanto i soliti noti, esponenti di una minoranza sociale, ma l’eccedenza che quel movimento, per un attimo, è stata in grado di muovere. La preoccupazione del governo sono le centinaia di migliaia di persone “normali” che nelle giornate di ottobre si sono unite, e hanno agito, praticando innovative forme di lotta come il blocco “pacifico e determinato” di strade, porti, ferrovie, città. Praticando dunque nuove forme di protesta, di sciopero sociale, fuori dai canoni classici e previsti.
L’azione della flottilla ha avuto in terra, qui in Italia, qualcosa al suo livello in quei giorni. Una sua traduzione politica e sociale che non si era mai vista con quei numeri che hanno permesso l’agire e messo in un angolo, per un attimo, il potere costituito. Disarticolare quella movimentazione e convergenza, è diventato da allora, l’obiettivo politico del governo. Quale modo migliore di screditarlo, spaventarlo, ridurlo a “minaccia alla sicurezza nazionale “? Cosa di meglio che ridurlo a “area grigia” che favorisce fondamentalismo e terrorismo?
E’ una tecnica antica, ma anche nuova: una sperimentazione esemplificativa di questo processo di dissuasione e deterrenza della resistenza della società civile organizzata ai crimini commessi dagli Stati e dai governi, è ciò che è accaduto in mare con le ong e la pratica del soccorso civile dei migranti. Che se ci pensate è a livello “flottilla “ come azione. Una lotta fatta di soccorso, di aiuto, non di antagonismo.
Nel tempo delle politiche necrofile dei governi, fatte di morti e massacri, è il tipo di “resistenza” che temono di più. E così, grazie a servizi segreti e giornali compiacenti, il governo nelle sue varie espressioni, ha costruito l’immaginario delle ong “area grigia” per il traffico di esseri umani. L’attività di soccorso è diventata “minaccia alla sicurezza nazionale “ come l’immigrazione, e il “favoreggiamento “ il reato sul quale poggiare i teoremi giudiziari.
Al netto di tutto, e questo vale anche per l’operazione sull’Imam di Torino Shanin, siamo in presenza di uno scivolamento progressivo verso lo stato di polizia. E’ d’altronde quello che meglio si addice allo stato di guerra, uno stato di eccezione.
Tutto deve farci riflettere molto sul compito storico, oltre che umano e politico, che i movimenti sociali hanno in questo frangente della storia. Su come sia importante, fondamentale direi, non solo non farsi trovare dove loro ti aspettano, ma anche rielaborare ciò che accade, proiettando verso l’altrove il nostro cammino. E intanto sconfiggiamo la paura e la babele che loro creano. Non perdiamo il senso di giustizia e mettiamo al bando l’odio e la chiusura su noi stessi come risposta alla violenza e alla repressione. (...)
Fonte: FACEBOOK (profili e pagine dei soggetti firmatari dei post)
APPENDICE
Hannoun, il teorema israeliano nelle carte della procura
di Mario Di Vito
30 dicembre 2025
(...) PER DIRE che le associazioni finite sotto inchiesta insieme ad Hannoun sono legate ad Hamas, la gip fa riferimento a documentazione trasmessa via rogatoria da Tel Aviv per cinque volte tra il 2003 e il 2005 e ad altre carte fornite «spontaneamente dalla competente autorità di Israele il primo luglio e il 21 agosto del 2025». Sono informazioni d’intelligence in cui si sostiene che diverse associazioni ed enti, tra cui quelle citate nell’inchiesta in corso, non siano altro che «hub per il finanziamento di Hamas».
E qui torna utile il provvedimento firmato nel gennaio del 2010 dalla pm Francesca Nanni, che nel chiedere l’archiviazione di un fascicolo per terrorismo che coinvolgeva Hannoun, parlò della «difficoltà, in alcuni casi impossibilità, di utilizzazione del materiale trasmesso da Israele, spesso raccolto nel caso di vere e proprie operazioni militari, peraltro senza l’osservanza dei principi fondamentali che regolano l’acquisizione delle prove nel nostro ordinamento». In fondo, in uno stato di diritto non si dovrebbe prendere per oro colato quello che arriva dall’apparato militare di un paese che sta facendo la guerra. (...)
Fonte: IL MANIFESTO (https://ilmanifesto.it/hannoun-il-teorema-israeliano-nelle-carte-della-procura) - 30 dic. 2025




