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GAETANO BRESCI - 29 luglio 1900, regicida
(Prato, 10 nov. 1869 - Isola di Santo Stefano, 22 mag. 1901)
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Dopo i tragici fatti milanesi del maggio 1898, dopo la decorazione e la nomina a Senatore assegnate da Umberto I° al generale Fiorenzo Bava Beccaris responsabile della repressione dei moti contro gli aumenti dei prezzi del pane, costata un numero imprecisato di vittime (da 80 a 300 secondo le diverse fonti), l’odio per il re, la corte, i militari, la borghesia assume toni estremi e incontrollabili. “Re mitraglia”, “Umberto sporcamano”, così viene chiamato a Paterson (USA) il sovrano italiano.
Le notizie che arrivano dall'Italia spingono l'anarchico pratese a lasciare gli Stati Uniti per tornare in Italia ad uccidere il re.
B. si imbarca a New York il 17 maggio 1900. Arrivato in Italia, al termine di una cerimonia svoltasi a Monza il 29 di luglio , il re d'Italia Umberto I° sale in carrozza, ma dopo pochi attimi, mentre ancora si sporge per salutare la folla, Gaetano Bresci fa fuoco, da pochi metri, colpendolo tre volte. Pochi minuti più tardi il re è morto e B., scampato a stento al linciaggio grazie al pronto intervento dei carabinieri, è rinchiuso nella caserma di Monza.
Subito dopo l’arresto dichiara: “ho attentato al Capo perché a parer mio egli è responsabile di tutte le vittime pallide e sanguinanti del sistema che lui rappresenta e fa difendere [...]. Concepii tale disegnamento dopo le sanguinose repressioni avvenute in Sicilia circa sette o otto ani or sono, in seguito agli stati d’assedio emanati per decreto reale in contraddizione alle legge dello Stato. E dopo avvenute le altre repressioni del ’98, ancora più numerose e più barbare [...] il mio proposito assunse in me maggior gagliardia [...]. Ho commesso questo fatto di mia iniziativa, non sono stato spinto da alcuno; non sono affiliato [...] ad alcuna setta e conseguentemente qualunque ricerca si farà al riguardo, nulla si potrà scoprire perché, ripeto, non esiste alcun complotto, né ho complici”.
Durante il processo, svoltosi a Milano un mese dopo, il 29 agosto, B. conferma punto per punto questa versione. La sua linea di condotta non ha mai un momento di cedimento o di contraddizione, rivelando una personalità coerente fino in fondo.
Condannato all'ergastolo, il 22 maggio 1901, viene rinvenuto cadavere nella sua cella, impiccato, ufficialmente suicida, ma, con tutta probabilità, suicidato.
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