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FASCISMI. "Hai prof che fanno propaganda di sinistra?": Azione Studentesca apre la caccia agli insegnanti di sinistra

  • Immagine del redattore: LE MALETESTE
    LE MALETESTE
  • 28 gen
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 29 gen



“Hai prof che fanno propaganda di sinistra?”: il manifesto di Azione Studentesca in un liceo di Pordenone


Al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone è partita la caccia agli insegnanti di sinistra. Un manifesto di Azione Studentesca invita i ragazzi a segnalare i docenti che fanno “propaganda” politica in classe.


A cura di Annalisa Cangemi

27 gennaio 2026


C'è una scuola a Pordenone dove si chiede agli studenti di attivarsi per individuare e schedare gli insegnanti di sinistra. L'iniziativa è partita da un gruppo di ragazzi di Azione Studentesca, legati ad ambienti di estrema destra: "Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti", è il quesito proposto in un manifesto apparso al liceo Leopardi-Majorana di Pordenone, accompagnato da un qr code che rimanda a un link in cui si trova il sondaggio. Il manifesto poi è stato rimosso dai muri dell'istituto.


Nel manifesto si legge: "Quale modo più efficace di risolvere i problemi se non coinvolgendo direttamente gli studenti?". L'obiettivo, si spiega, è quello di "creare un report nazionale sulla situazione delle scuole italiane". Quindi la richiesta: "Inquadra il link, compila il form e inviaci la tua segnalazione".

Il manifesto in questione è stato segnalato alla prefettura da un insegnante di latino e greco, Paolo Venti, che sul suo profilo Facebook ha denunciato il caso, comunicando di averne anche parlato alla sua dirigente scolastica.


Secondo il professore "Minimizzare la cosa parlando di ‘ragazzata fatta con poco ordine' non è accettabile: Azione Studentesca ha un sito, ha una precisa collocazione politica e i suoi interventi non sono ‘ragazzate', sono precisi tentativi di spostare indietro i paletti di tutela e garanzia che la democrazia ha fissato".



Il sindaco Fdi giustifica l'iniziativa degli studenti di destra: "Hanno toccato un tasto dolente"

Il sindaco di Fratelli d'Italia Alessandro Basso ha commentato la vicenda con un video sui social. Ma invece di criticare il manifesto il primo cittadino ha contestato il metodo del sondaggio: "È accaduto che gli insegnanti abbiano rappresentato alcuni mondi della scuola di sinistra, molti li conosco, non ho nulla da eccepire sul loro lavoro in classe. Però usare la politica in classe non va bene, sia a destra che a sinistra. Bisognava prendere gli studenti e dire ‘bene, volete fare un sondaggio di questo tipo? Dovete farlo bene'. Riconosco che è stato fatto in modo un po' disordinato, non si possono chiedere i nomi e utilizzare i dati in modo maldestro", ma questi studenti "hanno probabilmente toccato un tasto dolente, hanno toccato una certa sensibilità di alcuni insegnanti che si sono sentiti chiamati in causa". Secondo il sindaco a scuola sarebbe stato opportuno spiegare agli studenti il modo corretto per realizzare un'indagine di questo tipo: "Non trovo carino chiudere la bocca agli studenti, in una scuola che democraticamente deve farli esprimere, insegnando loro a esprimere un dissenso, anche se quel dissenso non proviene da sinistra".



La denuncia di un insegnante del Liceo di Pordenone

La storia è di qualche giorno fa e continua a far discutere. Paolo Venti racconta su Facebook di essere un docente in servizio da 35 anni, che pur non essendo iscritto ad alcun partito si definisce di sinistra. Dice di essere critico nei confronti del governo Meloni e nei confronti del ministro, ma di non aver mai fatto propaganda politica. Nel post scrive:


"In classe inevitabilmente parlo di queste cose, gli studenti vogliono parlarne, esiste perfino l'ora di educazione civica, ma non sono un juke box in cui inserisci la monetina e parte la biografia di Plutarco o di Tibullo. Quando parlo, parlo da uomo di sinistra, con le mie idee, le mie valutazioni. I miei studenti lo sanno, lo dico loro anche scherzando e apertamente, quindi i ragazzi sono in grado di fare la tara su quello che dico, di pensarla diversamente. Ne è la prova che dalle mie classi sono uscite decine di studenti di destra e non ho preteso nemmeno per un istante di cambiare le loro idee. Credo di aver valorizzato sempre le loro capacità e di aver rispettato le loro convinzioni, quando fossero argomentate e rispettose della democrazia in cui viviamo. Quindi ho parlato in modo politico nelle classi perché non si può fare diversamente, ma non ho mai fatto propaganda politica perché non ho mai cercato di convincere nessuno. L'importante è essere trasparenti con gli studenti in modo che possano fare le loro valutazioni su quello che diciamo e non operare alcuna pressione sulle idee che loro si formano, garantendo un confronto rispettoso e sereno… E nella mia scuola garantisco che funziona così".


Riconosce che sì, ha molti colleghi dello stesso orientamento politico, ma "se oggi ci sono tanti giovani di destra vuol dire che non abbiamo mirato a cambiare loro la testa ma abbiamo rispettato le loro idee. Ci terrei a dire anche che in una scuola democratica come la nostra c'è spazio e libertà per studenti di destra e sinistra e insegnanti di destra e sinistra, mentre credo che in altri modelli di scuola non valesse altrettanto, come l'esperienza non troppo lontana ci ha insegnato".


Il docente sottolinea che "Nessuno, privato o gruppo politico, ha il diritto di redigere elenchi, fare liste sulla base di dati sensibili, o peggio in merito ad orientamenti politici", e si domanda "Qual è lo scopo? A chi sono destinati questi elenchi? Perché parlare di privacy nelle scuole (in cui non possiamo nemmeno pubblicare l'elenco delle classi!) se accettiamo una cosa come questa? Se vi fosse qualche caso eclatante di strumentalizzazione o manipolazione da parte di docenti ci sono precisi protocolli interni, dalla segnalazione alla Dirigente, all'Ispezione, ecc. Il resto non ha giustificazione alcuna". (...)






Azione Studentesca, l’iniziativa delatoria finisce in Procura

Finisce in procura la campagna di Azione Studentesca contro i professori di sinistra.

28 gennaio 2026


(...) L’esposto è stato presentato alla procura di Pordenone dal segretario provinciale del Pd, Fausto Tomasello e dal capogruppo in consiglio comunale, Nicola Conficoni. «Abbiamo fatto una segnalazione formale – hanno spiegato- Una simile iniziativa non può essere derubricata a critica politica, poconfigura un metodo di delazione e intimidazione che richiama logiche di controllo ideologico incompatibili con i principi di una scuola democratica».


Mentre i parlamentari Pd e Avs hanno annunciato un’interrogazione al ministro Valditara.

Il Coordinamento dei Genitori Democratici parla di «iniziativa grave che introduce nella scuola il principio pericoloso della catalogazione delle persone in base al loro pensiero». «Chiediamo una presa di posizione chiara e netta da parte delle istituzioni e di tutta la comunità educante».


Intanto fioccano le autodenunce per protesta: «Rendo più facile il lavoro ai signori di Azione studentesca: mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnante di lettere di liceo e sono di sinistra, schedatemi pure. L’unico mezzo che abbiamo per opporci a questa preoccupante deriva autoritaria è mettere la propria faccia a servizio del dissenso come pratica civile», ha detto un docente in un video che sta diventando virale.


E 116 docenti dell’IIS Livi-Brunelleschi di Prato hanno sottoscritto un appello: «Da un articolo pubblicato sul Manifesto, apprendiamo che la nostra scuola ha destato l’interesse dei giovani di Azione Studentesca, nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi, insegnanti dell’Istituto Livi, dobbiamo difenderci dal “delitto infamante” di antifascismo ma l’antifascismo non è una forzatura ideologica ma un dovere costituzionale di ogni insegnante».


Anche il Movimento di Cooperazione Educativa ha scritto al nostro giornale invitando «le associazioni del mondo della scuola, le organizzazioni sindacali, i genitori democratici a difendere questo bene comune e il diritto dovere alla critica e alla partecipazione».





Nota Bene


(...) La sede nazionale di Azione studentesca si trova a Firenze, via Frusa 37, a pochi passi dalla stazione di Campo di Marte. È l’indirizzo dello «spazio identitario» Casaggì del capoluogo toscano, dalla cui spinta è nata As e che ha dato i natali anche a «Passaggio al bosco», la casa editrice di estrema destra al centro delle polemiche nel corso dell’ultima edizione di Più libri più liberi, a Roma.


Attorno all’associazione studentesca si sarebbe ricostruita una «vera e propria rete identitaria», percepita come «libera dagli schemi parlamentari». Come simbolo è stata scelta la «croce bretone», una variante della croce celtica. (...) La copertura istituzionale da parte di membri della maggioranza o del governo è arrivata in più di un’occasione a iniziative delle sigle studentesche della destra. (...)


 
 

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