top of page

ITALIA / MIGRANTI. Sempre più difficile soccorrere in mare e scendere a terra. Restrizioni anche nei Cpr

  • Immagine del redattore: LE MALETESTE
    LE MALETESTE
  • 11 apr
  • Tempo di lettura: 7 min
Il governo presieduto da Meloni sta varando decreti e norme che metteranno ancor più in pericolo le vite di tante persone e bambini. Le scelte repressive e le risposte di Emergency
Il governo presieduto da Meloni sta varando decreti e norme che metteranno ancor più in pericolo le vite di tante persone e bambini. Le scelte repressive e le risposte di Emergency


Blocco navale per imbarcazioni con migranti a bordo e norme sui Cpr: bollinato il testo del ddl Immigrazione

È stato bollinato dalla Ragioneria dello Stato il ddl Immigrazione, che era stato licenziato dal Cdm l’11 febbraio scorso: contiene anche la discussa norma sul blocco navale per le imbarcazioni che trasportano migranti. Il testo ora è atteso in Parlamento.


A cura di Annalisa Cangemi

edizione 11 aprile 2026 | FANPAGE


È stato bollinato dalla Ragioneria generale dello Stato il disegno di legge in materia di immigrazione che include la delega per l'attuazione del Patto Ue su migrazione e asilo, varato dal Consiglio dei ministri l'11 febbraio. Il provvedimento secondo quanto si apprende dovrebbe cominciare il suo iter dal Senato, per poi essere convertito in legge dopo l'esame del Parlamento.


Il ddl introduce anche il blocco navale, provvedimento che è stato rivendicato anche dalla presidente del Consiglio Meloni durante l'informativa di ieri in Aula, e che prevede l’interdizione temporanea, fino a sei mesi, dell’attraversamento del limite delle acque territoriali per le imbarcazioni che hanno migranti a bordo. La misura presenta diverse criticità, sotto il profilo della compatibilità con il diritto internazionale, come messo in evidenza da diversi esperti.


"Grazie all'Italia è cambiato l'approccio dell'intera Europa al governo dei flussi migratori: oggi abbiamo una lista europea di Paesi sicuri di origine e una nuova definizione di Paese terzo sicuro, che consentiranno di applicare procedure di frontiera accelerate; abbiamo una copertura giuridica ancora più chiara a sostegno delle cosiddette soluzioni innovative, a partire da quegli hub per i rimpatri in Paesi extra-Ue sul modello del protocollo Italia-Albania; e un nuovo regolamento europeo sui rimpatri sta per essere finalizzato proprio per renderli sempre più effettivi", ha detto la premier durante il suo discorso.


Per la presidente del Consiglio, "ora è necessario consolidare questo approccio, e renderlo stabile e strutturale. Anche per questo – ha detto – nell'ultimo disegno di legge sulla sicurezza, abbiamo previsto la possibilità di attivare, in caso di conclamata necessità, un blocco navale temporaneo al largo delle nostre coste. Un'altra proposta che portiamo avanti da tempo, che era nei nostri programmi e che abbiamo costruito con pazienza".



Saltano le limitazioni per i parlamentari che accedono ai Cpr

Il dl in questione interviene sul testo unico sull'immigrazione prevedendo, fra l'altro, che gli stranieri trattenuti nei Cpr possano usare telefoni senza fotocamera, oltre agli apparecchi fissi.


Rispetto alle bozze, sull'accesso ai Cpr senza autorizzazione per membri del governo e del Parlamento non è più presente nel testo la precisazione, che era stata contestata apertamente dall'opposizione, "limitatamente alla facoltà di colloquio con gli stranieri presenti nei centri che ne fanno richiesta".



Cosa dice la norma sul blocco navale

Con il ddl viene introdotto il cosiddetto ‘blocco navale’ per affrontare situazioni di afflusso massiccio e strumentalizzato di migranti ("interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali della frontiera marittima per minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale"). All’ultimo articolo del provvedimento, quello relativo alle ‘disposizioni finanziarie’, si legge che per l’attuazione del criterio di delega sono previsti oneri per circa 40 milioni di euro: 657.211 euro per il 2026 e 19,6 milioni per ciascuno dei prossimi due anni, oltre la metà dal Fondo per le esigenze indifferibili. Se poi i decreti legislativi avranno costi ulteriori o non coperti dal Fondo europeo asilo migrazione e integrazione, servirà prima stanziare le risorse necessarie.


Nel testo del provvedimento rimane l'articolo dedicato alla "interdizione temporanea dell’attraversamento del limite delle acque territoriali della frontiera marittima per minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale", che può essere disposta dal Consiglio dei ministri su proposta del ministro dell'Interno. Il cosiddetto ‘blocco navale' per le navi che trasportano migranti.


Restano immutati, rispetto alla bozza circolata a ridosso dell'approvazione del provvedimeto in Cdm, l'11 febbraio scorso, i motivi di "minaccia grave", i contenuti della delibera e la sanzione amministrativa pecuniaria in caso di violazione dell'interdizione (da 10 a 50mila euro, fino alla confisca del bene in caso di violazione reiterata).


Il blocco scatta appunto dinanzi a minaccia grave, ovvero "il rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi sul territorio nazionale; la pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini; le emergenze sanitarie di rilevanza internazionale; gli eventi internazionali di alto livello che richiedano l'adozione di misure straordinarie di sicurezza".


L'interdizione, con carattere eccezionale e temporaneo, può durare fino a trenta giorni, prorogabile di ulteriori trenta, fino a un massimo di sei mesi.


Rispetto alla bozza precedentemente circolata, però, si accorciano i tempi a disposizione del prefetto per l'emanazione dell'ordinanza-ingiunzione. "L’organo accertatore contesta la violazione mediante notificazione al destinatario e, senza ritardo e comunque entro 5 giorni, trasmette gli atti al prefetto competente in relazione al luogo di accertamento della violazione, per la decisione sulla sanzione amministrativa e sull’eventuale confisca. Il prefetto, nei 30 giorni successivi, emana l’ordinanza-ingiunzione di pagamento e, ove ne ricorrano i presupposti, dispone la confisca dell’imbarcazione", si legge.


Nella bozza precedente, invece, il prefetto aveva 90 giorni di tempo per l'emissione dell'ordinanza e 120 per la confisca. Si prevedeva anche che "nelle more dell’adozione dell’ordinanza del prefetto, all’imbarcazione fosse interdetta la navigazione". Previsione scomparsa dal testo bollinato.




Migranti, assegnato porto di La Spezia a Emergency: “A tre giorni di navigazione, a bordo anche 17 minori”

La nave Life Support di Emergency, con 71 migranti a bordo, deve affrontare 3 giorni di navigazione per sbarcare le persone in un porto sicuro, in questo caso La Spezia. L’Ong: “Decisione che porta la Life Support lontano dall’area operativa del Mediterraneo centrale, dove la presenza di navi della flotta civile è quanto mai necessaria”.


A cura di Annalisa Cangemi

edizione 11 aprile 2026 | FANPAGE


È previsto domenica 12 aprile, di primo mattino, l'arrivo della Life Support a La Spezia, il porto assegnato alla nave di ricerca e soccorso dell'ong Emergency per lo sbarco dei 71 migranti tratti in salvo mercoledì 8 aprile nelle acque internazionali della zona Sar libica.


I naufraghi viaggiavano a bordo di un gommone sovraffollato, che non avrebbe potuto affrontare la traversata del Mediterraneo, e che è avvistato direttamente dal ponte di comando della Life Support: a bordo dell'imbarcazione in pericolo c'erano anche 17 minori, di cui 11 non accompagnati. I migranti, che hanno riferito di essere partiti dalle coste libiche di Garabulli, sono originari di Mali, Costa d'Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad, "Paesi colpiti da violenze, povertà, violazioni di diritti e insicurezza alimentare", ricorda Emergency.



Nel 2026 sono già 766 le vittime nel Mediterraneo centrale

Concluso il soccorso, la Life Support ha ricevuto dalle autorità italiane il Pos di La Spezia, distante "oltre 640 miglia nautiche, equivalenti a oltre 3 giorni di navigazione, dal luogo dell'intervento", sottolinea l'ong.


"Una decisione – spiegano da Emergency – che significa costringere i naufraghi, soggetti vulnerabili che hanno già alle spalle esperienze difficili e lunghi viaggi e che dovrebbero raggiungere un posto sicuro nel minor tempo possibile, a ulteriori giorni di navigazione, posticipando la richiesta di protezione e l'accesso a servizi sanitari e di supporto psicologico. E che porta la Life Support lontano dall'area operativa del Mediterraneo centrale, dove la presenza di navi della flotta civile è quanto mai necessaria. Lo dicono i numeri vertiginosi delle persone vittime del mare lungo questa rotta nei primi tre mesi di quest'anno: 766 al 6 aprile, contro le 1.330 di tutto il 2025, stando ai dati Oim. Per tutti questi motivi il porto di La Spezia non può essere considerato un Pos in linea con le Convenzioni Sar e le risoluzioni del diritto internazionale".



Emergency denuncia i respingimenti illegali della Guardia costiera libica

La Life Support denuncia anche una maggiore presenza di asset libici, che ostacolano i soccorsi in acque internazionali: "Sta diventando difficile realizzare interventi di soccorso nelle acque internazionali della zona sar libica: in questa missione siamo stati spesso seguiti da asset non identificati o appartenenti alla Guardia costiera libica", spiega Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support.


"In questi giorni di navigazione – prosegue – abbiamo seguito 6 casi di barche in difficoltà senza trovare il mezzo di cui avevamo ricevuto segnalazione, o individuandolo vuoto e semi affondato. Tra questi sei casi ce ne sono almeno due in cui gli elementi di cui siamo a conoscenza fanno supporre una loro possibile intercettazione da parte della Guardia costiera libica e un possibile respingimento illecito verso la Libia".


Ad esempio lunedì 6 aprile la Life Support ha ricevuto una segnalazione di una imbarcazione in difficoltà a 10 miglia nautiche dalla sua posizione e si è diretta sul posto. L'avrebbe intercettata in 45 minuti, ma a circa 4,5 miglia nautiche a sud est da dove era, l'aereo Seabird operato dall'Ong Sea-Watch ha visto una barca bianca non identificata ma presumibilmente libica con 35 persone a bordo e che trainava un gommone. "La direzione di quest'ultimo assetto era compatibile con quella del mezzo in difficoltà che stavamo seguendo".


"In almeno due dei casi di barca in pericolo verso cui ci stavamo dirigendo – aggiunge Jonathan Nanì La Terra, capomissione della Life Support – la Guardia costiera libica ha intercettato e respinto illegalmente le persone che erano a bordo del mezzo sulle coste libiche prima che noi arrivassimo".


E ancora, martedì 7 aprile la Life Support ha ricevuto un mayday relay dall'aereo Eagle 3 di Frontex che segnalava un gommone in difficoltà con 40 persone a bordo in navigazione verso nord in zona SAR libica: "Noi abbiamo risposto al caso informandone le autorità, arrivati vicino alla posizione del mezzo in difficoltà ci ha contattato via radio la Guardia costiera libica intimandoci di andare a nord. Quando la Life Support ha risposto di essere impegnata in un'operazione di ricerca e soccorso di 40 persone, la Guardia costiera libica ha risposto di essere già intervenuta sul caso".


"Oltre ad essere illegittimi come tutti i respingimenti collettivi, ricordiamo che quelli verso la Libia sono da considerarsi illegali non essendo quest'ultima un Paese sicuro ma un luogo dove violenze, detenzioni arbitrarie e tratta di esseri umani sono documentate dalle Nazioni Unite e da organizzazioni indipendenti" conclude il capomissione della Life Support. La nave sta compiendo la sua 42esima missione nel Mediterraneo centrale, operando in questa regione dal dicembre 2022. Durante questo periodo, la nave Sar di Emergency ha soccorso complessivamente 3.442 persone.

 
 

© 2026 le maleteste

  • le maleteste 2023-2025
  • le maleteste 2018-2022
  • Neue Fabrik
  • Youtube
bottom of page